Crisi Iran a Teheran Trump ordina un piano militare rapido
La Casa Bianca accelera i piani per una possibile escalation militare, mentre il Medio Oriente trattiene il fiato. Il Presidente Donald Trump ha dato istruzioni precise al suo vertice di sicurezza nazionale: qualunque azione intrapresa contro l’Iran dovrà essere fulminea, schiacciante e risolutiva. L’inquilino della Casa Bianca intende evitare a ogni costo il pantano di un conflitto di logoramento che possa trascinarsi per mesi, logorando l’opinione pubblica e le risorse del Paese. Tuttavia, trapelano forti dubbi dai corridoi del Pentagono. Gli strateghi della difesa non sono ancora in grado di assicurare che un’offensiva chirurgica porterebbe al collasso immediato del sistema di potere a Teheran, sollevando seri dubbi sulla tenuta logistica statunitense di fronte a una risposta asimmetrica e violenta da parte della Repubblica Islamica.
La reazione delle gerarchie militari iraniane non si è fatta attendere. Mohammad Karami, figura di spicco delle forze di terra dei Pasdaran, ha descritto lo scenario attuale come una “guerra multidimensionale” che investe non solo il campo militare, ma anche quello economico, informatico e sociale. Il messaggio inviato a Washington è di estrema fermezza: le Guardie della Rivoluzione sono in stato di massima allerta, pronte a colpire duramente ogni movimento giudicato ostile. In questo clima di estrema incertezza, Trump ha anche sollevato dubbi politici sulla figura di Reza Pahlavi, l’erede dello Scià residente negli Stati Uniti, mettendo in discussione la sua reale capacità di essere accettato dal popolo iraniano come guida per una transizione democratica dopo decenni di teocrazia.
Sul fronte europeo, la preoccupazione è massima. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha preso una posizione netta disponendo l’immediata riduzione del personale diplomatico a Teheran e invitando caldamente i circa seicento italiani non stanziali presenti nel Paese a lasciarlo al più presto. L’invito è rivolto in particolare a turisti e operatori temporanei, mentre l’ambasciata resterà operativa solo con le figure strettamente indispensabili. Contemporaneamente, in Italia, la politica si spacca sull’eventualità di un intervento: il Movimento 5 Stelle, guidato da Giuseppe Conte e con l’appoggio di parte delle opposizioni tra cui PD e Avs, ha depositato una risoluzione alla Camera per bloccare ogni azione bellica unilaterale, chiedendo invece che la comunità internazionale privilegi la via delle sanzioni e della diplomazia nel solco del diritto internazionale.
Infine, giungono aggiornamenti contrastanti sul fronte della repressione interna in Iran. La magistratura locale ha recentemente smentito la notizia dell’imminente esecuzione capitale di Erfan Soltani, il giovane manifestante curdo la cui vicenda aveva mobilitato le organizzazioni umanitarie internazionali. Sebbene la pena di morte sia stata ufficialmente rinviata, le accuse di propaganda contro il sistema e collusione contro la sicurezza nazionale lasciano intravedere un futuro ancora incerto per il ventiseienne, simbolo di una tensione interna che non accenna a placarsi mentre i tamburi di guerra continuano a rullare oltreoceano.
(Brt/Adnkronos)

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