Droni e cyberattacchi, così Mosca resta sotto la soglia Nato
📌 FLASH NEWS – Il drone di Lipsia riapre il tema della guerra ibrida russa. Alessandro Marrone spiega la soglia dell’Articolo 5 Nato: servirebbero gravi conseguenze e volontà politica. Droni, cyberattacchi e sabotaggi testano l’Europa oggi
Il drone potenzialmente letale scoperto all’aeroporto di Lipsia e attribuito dalla Germania alla Russia riporta al centro del confronto europeo una domanda che riguarda direttamente la sicurezza del continente: fino a dove può arrivare la cosiddetta guerra ibrida prima di trasformarsi in un conflitto aperto?
Cyberattacchi, sabotaggi, campagne di disinformazione, droni, operazioni clandestine e attività marittime difficili da attribuire con certezza rappresentano strumenti utilizzabili mantenendosi al di sotto della soglia di una guerra convenzionale. L’obiettivo è mettere sotto pressione le democrazie occidentali, verificarne le capacità di reazione e individuare eventuali vulnerabilità senza arrivare necessariamente a uno scontro militare diretto.
Il caso di Lipsia del 4 agosto, secondo l’analisi di Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto Affari Internazionali, segnala però un innalzamento del livello della minaccia. La questione riguarda soprattutto il punto oltre il quale un’azione ostile potrebbe determinare una risposta collettiva della Nato.
Che cosa significa guerra ibrida
La guerra ibrida combina strumenti militari e non militari all’interno di una strategia nella quale il confine tra pace, pressione politica e conflitto diventa meno netto.
Tra gli strumenti utilizzabili rientrano cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione e guerra cognitiva, operazioni attraverso droni e attività condotte mediante flotte cosiddette ombra.
La caratteristica fondamentale è la possibilità di colpire un avversario mantenendo un certo grado di opacità sull’origine dell’operazione. L’attribuzione della responsabilità può richiedere tempo e verifiche, mentre chi conduce l’azione conserva la possibilità di negare il proprio coinvolgimento.
Nel caso di Lipsia, tuttavia, la Germania ha attribuito direttamente alla Russia la responsabilità dell’episodio. Proprio questo elemento rende più rilevante il dibattito su quali siano i limiti entro i quali un’operazione ibrida possa essere affrontata senza arrivare alla risposta militare.
La soglia tra sabotaggio e conflitto armato
Secondo Alessandro Marrone, per determinare un salto di livello sarebbero probabilmente necessari una presenza militare ostile e delle vittime.
Il Trattato Nordatlantico del 1949 è stato costruito principalmente pensando all’ipotesi di un attacco armato tradizionale. Nel tempo, tuttavia, l’evoluzione delle minacce ha ampliato il quadro strategico.
Attacchi informatici e spaziali potrebbero, in presenza di conseguenze particolarmente gravi, essere valutati come situazioni potenzialmente riconducibili all’Articolo 5 della Nato, quello che disciplina il principio della difesa collettiva.
La gravità degli effetti diventa quindi uno degli elementi determinanti. Un attacco contro sistemi satellitari, per esempio, potrebbe produrre conseguenze che vanno oltre il settore militare, coinvolgendo l’aviazione civile, le comunicazioni e persino il funzionamento dei sistemi finanziari.
Perché l’Articolo 5 non scatta automaticamente
L’eventuale applicazione dell’Articolo 5 non dipende soltanto dalle caratteristiche materiali dell’attacco. È necessaria anche una decisione politica degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica.
Il Consiglio Nord Atlantico dovrebbe valutare quanto accaduto, la gravità delle conseguenze e la risposta proporzionata da adottare.
Se il drone di Lipsia avesse provocato vittime, secondo l’analisi proposta da Marrone, sarebbe probabilmente iniziata una discussione formale all’interno dell’Alleanza. Questo non avrebbe però comportato automaticamente l’avvio di una risposta militare.
Gli alleati avrebbero comunque dovuto procedere a una valutazione condivisa della situazione e delle possibili conseguenze di ogni decisione.
È proprio in questo spazio di incertezza che si sviluppa la strategia della guerra ibrida: produrre pressione e logoramento restando al di sotto della soglia capace di determinare una reazione militare convenzionale.
L’obiettivo di restare sotto la soglia Nato
Secondo questa lettura, l’obiettivo attribuito alla Russia è quello di indebolire progressivamente l’Occidente senza provocare un’escalation incontrollabile.
Le operazioni possono servire a verificare le capacità di difesa, osservare i tempi decisionali dei governi, individuare vulnerabilità nelle infrastrutture e misurare la coesione politica tra gli alleati.
Gli episodi che hanno coinvolto droni entrati nello spazio aereo della Polonia e di altri Paesi hanno già determinato convocazioni del Consiglio Nord Atlantico sulla base dell’Articolo 4, che permette agli alleati di consultarsi quando ritengono minacciate la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza.
In quelle circostanze sono state inoltre rafforzate le misure sul fianco orientale dell’Alleanza.
Lipsia segna un aumento della gravità
Il caso tedesco presenta caratteristiche particolarmente delicate proprio per l’attribuzione della responsabilità.
Secondo Marrone, Lipsia rappresenta un aumento della gravità della minaccia russa e ha già prodotto una risposta sul piano politico, accompagnata dalla solidarietà dell’Unione europea e della Nato alla Germania.
L’andamento complessivo degli episodi mostrerebbe inoltre una crescita non soltanto quantitativa ma anche qualitativa delle operazioni.
L’attribuzione rimane però uno degli aspetti più complessi della risposta occidentale. Un drone può essere utilizzato da operatori presenti all’interno di un Paese oppure partire da piattaforme difficili da ricondurre direttamente a uno Stato.
Centoquarantaquattro intrusioni di droni
Il fenomeno assume dimensioni significative anche nei dati. Secondo un rapporto pubblicato a luglio dall’International Institute for Strategic Studies, tra agosto 2024 e febbraio 2026 sono stati accertati 144 casi di intrusioni di droni nello spazio aereo europeo.
Alcuni episodi avvenuti nelle vicinanze degli aeroporti hanno provocato interruzioni del traffico che hanno interessato decine di migliaia di passeggeri.
Queste operazioni potrebbero essere utilizzate anche per raccogliere informazioni e osservare concretamente come reagiscono le strutture occidentali davanti a una minaccia improvvisa.
Il problema riguarda quindi sia la capacità di intercettare fisicamente un dispositivo sia quella di stabilire rapidamente chi lo abbia utilizzato e con quali finalità.
Le difese europee contro i droni
Secondo l’International Institute for Strategic Studies, l’attuale sistema europeo di contrasto ai droni presenta ancora diverse criticità rispetto alla minaccia.
Le capacità di rilevamento non sono uniformi, le competenze giuridiche risultano frammentate e le possibili risposte possono rivelarsi sproporzionate rispetto alle caratteristiche di determinati dispositivi.
A questo si aggiunge il problema dell’attribuzione. Se individuare rapidamente un drone è essenziale, stabilire in tempi altrettanto rapidi chi lo controlla e quale Stato eventualmente sostenga l’operazione è decisivo per costruire una deterrenza efficace.
Nato, Unione europea e singoli governi nazionali stanno dedicando crescente attenzione al fenomeno, ma l’evoluzione tecnologica impone un continuo adeguamento degli strumenti di sorveglianza e contrasto.
La minaccia può arrivare anche dal mare
La dimensione ibrida non riguarda soltanto lo spazio aereo e quello digitale. Alessandro Marrone richiama anche il ruolo delle flotte ombra e delle operazioni marittime.
Navi civili con documentazione falsificata possono essere utilizzate per trasportare petrolio russo, ma anche per operazioni più difficili da identificare immediatamente.
Tra le possibilità indicate figurano il lancio di droni verso le coste del Baltico e del Mare del Nord e le azioni contro infrastrutture sottomarine strategiche, come gasdotti, oleodotti e cavi utilizzati per Internet o per la trasmissione dell’energia elettrica.
La natura civile delle imbarcazioni e la difficoltà nell’attribuzione possono complicare la risposta delle autorità europee. Le marine dei Paesi europei hanno già fermato e sottoposto a sanzioni unità considerate sospette in aree particolarmente sensibili.
Cyberattacchi e disinformazione senza interruzione
Un ulteriore fronte è quello informatico. Malware, sottrazione di dati e attacchi DDoS rappresentano strumenti utilizzabili in maniera continuativa contro amministrazioni, aziende e infrastrutture.
Secondo Marrone, l’Italia ha registrato negli ultimi due anni uno degli incrementi più elevati di attacchi informatici tra i Paesi del G7.
Accanto alle operazioni tecnologiche agisce poi la disinformazione. Campagne prolungate possono incidere sul dibattito pubblico, alimentare teorie prive di fondamento e contribuire a ridurre la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La guerra cognitiva diventa così una componente della stessa strategia: non distruggere necessariamente un’infrastruttura, ma indebolire la coesione politica e sociale dell’avversario.
Il nodo della presenza militare americana in Europa
Il confronto sulla sicurezza europea si intreccia anche con il futuro della presenza militare degli Stati Uniti nel continente.
All’interno della Nato si discute di modalità, tempi e aree nelle quali potrebbe essere ridimensionato il dispositivo americano, prevedendo una maggiore compensazione attraverso capacità europee, canadesi e turche.
Per Alessandro Marrone, il punto fondamentale è mantenere una deterrenza complessiva sufficiente. Una eventuale riduzione dovrebbe quindi avvenire attraverso un percorso coordinato e graduale, evitando che venga interpretata come un ritiro disordinato.
La deterrenza resta il punto centrale
La sfida per Europa e Nato consiste quindi nel costruire una risposta capace di contrastare le operazioni ibride senza trasformare automaticamente ogni incidente in un’escalation militare.
Il caso di Lipsia mostra quanto sottile possa diventare questa linea. La presenza di un dispositivo potenzialmente letale in un aeroporto europeo, accompagnata dall’attribuzione ufficiale alla Russia da parte della Germania, rappresenta un livello di gravità superiore rispetto a episodi nei quali responsabilità e finalità rimangono incerte.
Ma l’eventuale passaggio dalla guerra ibrida alla difesa collettiva prevista dall’Articolo 5 richiederebbe conseguenze sufficientemente gravi e soprattutto una valutazione politica condivisa dagli alleati.
È proprio questa soglia che le operazioni ibride cercano di mettere continuamente alla prova: colpire, intimidire, raccogliere informazioni e verificare le capacità di risposta dell’Occidente, evitando però di oltrepassare il punto oltre il quale Nato ed Europa potrebbero trovarsi davanti a una decisione completamente diversa.

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