Cartello pro Palestine Action, esplode il caso politico legale
La polizia della City of London ha arrestato l’attivista svedese Greta Thunberg durante una protesta nel distretto finanziario della capitale britannica a sostegno dei prigionieri legati alla rete Palestine Action, messa al bando dal governo nel luglio 2025. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni Defend Our Juries e Prisoners for Palestine, la 22enne è stata fermata mentre teneva un cartello in cui dichiarava di sostenere i detenuti del gruppo e di opporsi al genocidio nella Striscia di Gaza.
Il fermo è avvenuto nel corso di un presidio davanti agli uffici della compagnia di assicurazioni Aspen Insurance, indicata dagli attivisti come partner di Elbit Systems, colosso israeliano della difesa più volte nel mirino delle azioni dirette di Palestine Action. La polizia ha precisato che una donna di 22 anni è stata arrestata ai sensi della Section 13 del Terrorism Act 2000, accusata di aver esposto un cartello che poteva essere “ragionevolmente interpretato” come espressione di supporto a un’organizzazione proscritta.
Palestine Action, nata come rete di azione diretta contro strutture e aziende legate alla filiera militare israeliana, è stata ufficialmente inserita nell’elenco dei gruppi terroristici dal 5 luglio 2025, dopo una serie di blitz culminati nel danneggiamento di velivoli militari presso la base RAF di Brize Norton. La proscrizione, approvata dal Parlamento su proposta del governo, consente di perseguire penalmente non solo le azioni di vandalismo ma anche manifestazioni pubbliche di sostegno, con pene fino a sei mesi di carcere per chi espone simboli o messaggi ritenuti favorevoli al gruppo.
Secondo le organizzazioni di supporto legale, dall’entrata in vigore del bando migliaia di persone sono già state fermate o denunciate per aver partecipato a sit-in e iniziative di solidarietà, spesso per aver mostrato cartelli con slogan in difesa dei prigionieri di Palestine Action e contro le operazioni israeliane a Gaza. Nel caso odierno, i promotori del presidio riferiscono che diversi manifestanti hanno intrapreso uno sciopero della fame per denunciare le condizioni di detenzione e le nuove restrizioni alla libertà di espressione introdotte con l’estensione della legislazione antiterrorismo.
Le immagini diffuse sui social mostrano Thunberg seduta a terra, circondata da manifestanti e agenti, mentre la polizia le sottrae il cartello per verificarne il contenuto, prima di accompagnarla verso un mezzo di servizio. La giovane attivista, divenuta simbolo della mobilitazione globale per il clima, negli ultimi mesi ha collegato sempre più esplicitamente la crisi climatica alla situazione in Medio Oriente, definendo la guerra a Gaza una forma di “genocidio” e partecipando a iniziative navali contro il blocco della Striscia.
Il ricorso alla normativa antiterrorismo per colpire forme di protesta considerate non violente, come i sit-in e l’esposizione di cartelli, sta suscitando un fronte crescente di critiche da parte di giuristi, organizzazioni per i diritti civili e intellettuali britannici. Essi denunciano il rischio di una progressiva assimilazione tra dissenso politico e terrorismo, sottolineando che Palestine Action è il primo gruppo inserito nella lista dei proscritti in base alla componente di “grave danneggiamento a cose”, e non per attacchi alla vita o all’incolumità delle persone.
La legalità stessa del bando è oggi contestata davanti alle corti britanniche: il cofondatore di Palestine Action ha avviato un ricorso all’Alta Corte di Londra sostenendo che la proscrizione sia sproporzionata, illegittima e in contrasto con gli obblighi internazionali del Regno Unito in materia di libertà di espressione e di associazione. Sullo sfondo, il caso Thunberg rischia di diventare un test politico e simbolico di questa partita legale, proiettando la vicenda oltre i confini della sola protesta pro-palestinese.
Per i movimenti di solidarietà con la Palestina, l’arresto della giovane svedese segna un salto di qualità nella repressione delle manifestazioni e potrebbe spingere una platea ancora più ampia di cittadini a schierarsi contro l’uso delle leggi antiterrorismo per limitare cortei, presidi e campagne di boicottaggio. I promotori di Defend Our Juries e Prisoners for Palestine annunciano nuove iniziative di mobilitazione e sostegno legale, mentre restano da chiarire i tempi e gli sviluppi del procedimento giudiziario a carico di Thunberg e degli altri manifestanti fermati.
(Rak/Adnkronos)

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