Indagine del NAS svela presunta rete con falsi referti sanitari veri
Un’indagine partita alla fine del 2024
L’attività investigativa, denominata “Fake Broken Bones”, è stata avviata nel dicembre 2024 e si è sviluppata attraverso un lavoro articolato che ha incluso intercettazioni telefoniche e specifici servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Le verifiche hanno consentito agli investigatori di ricostruire il presunto funzionamento di una struttura organizzata che, secondo l’accusa, avrebbe predisposto pratiche assicurative basate su eventi mai avvenuti. Elemento centrale del presunto sistema sarebbe stata la produzione di referti medici falsificati, riportanti l’intestazione del Pronto Soccorso di un ospedale torinese. La documentazione contraffatta riproduceva anche codici identificativi riconducibili a pazienti realmente transitati presso la struttura sanitaria, circostanza che avrebbe reso le certificazioni apparentemente autentiche agli occhi delle compagnie assicurative. Gli investigatori ritengono che proprio questa documentazione sia stata utilizzata per sostenere richieste di risarcimento relative a lesioni dichiarate dopo presunti incidenti, consentendo così di ottenere indebiti indennizzi economici.
I sinistri simulati ricostruiti dagli investigatori
Tra gli episodi ricostruiti nel corso delle indagini figura un presunto incidente avvenuto su un autobus del trasporto pubblico. Secondo quanto contestato, alcuni degli indagati avrebbero denunciato una brusca frenata del mezzo, sostenendo di trovarsi a bordo durante l’evento. La ricostruzione presentata alle compagnie assicurative descriveva una caduta provocata dall’improvvisa manovra dell’autista, con conseguenti lesioni ritenute di particolare gravità . Le verifiche investigative avrebbero però consentito di accertare che l’episodio denunciato sarebbe stato completamente simulato e che i certificati medici allegati alla pratica erano falsificati. Secondo gli inquirenti, questa modalità operativa rientrava in un sistema consolidato finalizzato alla richiesta di risarcimenti economici attraverso la rappresentazione di eventi mai realmente verificatisi.
Anche una caduta con il cane tra gli episodi contestati
L’inchiesta ha portato alla luce anche situazioni ritenute particolarmente insolite. In uno dei casi contestati, uno degli indagati avrebbe dichiarato di essere stato trascinato violentemente a terra dal proprio cane mentre lo conduceva al guinzaglio. Anche questa versione dei fatti, secondo gli investigatori, sarebbe stata interamente costruita per ottenere un risarcimento assicurativo. La richiesta sarebbe stata accompagnata, ancora una volta, da documentazione sanitaria ritenuta falsa e predisposta utilizzando l’intestazione del Pronto Soccorso dell’ospedale torinese. L’episodio rappresenta uno degli esempi attraverso i quali l’indagine avrebbe documentato l’estensione delle condotte contestate, non limitate esclusivamente alla simulazione di incidenti stradali ma estese anche ad altri eventi denunciati come infortuni accidentali.
Le misure cautelari e il procedimento penale
L’attività eseguita dai Carabinieri si inserisce nel dispositivo di contrasto ai reati contro il patrimonio, con particolare attenzione alle frodi che colpiscono il sistema assicurativo attraverso richieste di risarcimento fondate su documentazione falsa o su eventi inesistenti. Le misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria rappresentano una fase del procedimento penale e sono state adottate sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini. L’inchiesta prosegue per definire tutti gli aspetti della vicenda e accertare le eventuali responsabilità delle persone coinvolte.
Come previsto dall’ordinamento italiano, il procedimento penale non è concluso e nei confronti degli indagati continua a valere il principio di non colpevolezza fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.

Commenta per primo