Via libera con 32 sì, Zaia: regole chiare per i pazienti ora
📌 FLASH NEWS – Il Consiglio regionale del Veneto approva la legge sul suicidio medicalmente assistito con 32 sì, 14 no e 5 astenuti. Luca Zaia parla di responsabilità. Critici il patriarca Francesco Moraglia e Pro Vita & Famiglia.
Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato oggi la legge sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, al termine di due giorni di discussione e di un confronto che ha attraversato gli schieramenti politici. Il progetto di legge di iniziativa popolare n. 1 ha ottenuto 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.
Il provvedimento, affidato alla relazione della presidente della Quinta commissione consiliare Manuela Lanzarin, esponente della Lega-Liga Veneta, torna così al centro del dibattito nazionale sul fine vita. L’assemblea aveva sospeso i lavori nel tardo pomeriggio di ieri, per riprenderli questa mattina con la conclusione della discussione generale e l’esame degli emendamenti.
Il voto ha prodotto reazioni contrapposte. Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha parlato di un risultato importante e di una scelta di responsabilità. Il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, ha espresso invece amarezza e preoccupazione. Durissimo il giudizio di Pro Vita & Famiglia, che chiede al Governo di impugnare la legge. Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, richiama infine la necessità di una disciplina nazionale.
Un percorso iniziato nella precedente legislatura
L’iter del provvedimento arriva da lontano. La proposta era stata affrontata già nella precedente legislatura e, durante la seduta del 16 gennaio 2024, era stata rinviata in Commissione dopo il mancato via libera ai primi articoli.
Il testo è stato successivamente ripresentato nell’attuale legislatura e sottoposto a un nuovo esame dell’assemblea regionale. Questa volta il percorso si è concluso con l’approvazione, dopo modifiche apportate anche attraverso gli emendamenti discussi in Aula.
Gli interventi sul testo hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte avanzate dall’esecutivo regionale. Il risultato è un provvedimento che interviene sulle procedure sanitarie regionali collegate al suicidio medicalmente assistito.
Il confronto ha impegnato il Consiglio per oltre dieci ore, dopo mesi dedicati allo studio e all’approfondimento di una materia che coinvolge aspetti sanitari, giuridici ed etici.
Zaia: una risposta alle persone che soffrono
Luca Zaia ha definito l’approvazione un atto di responsabilità del Consiglio regionale, sottolineando la complessità di un dibattito che, a suo giudizio, ha coinvolto le coscienze dei consiglieri prima delle appartenenze politiche.
Per Zaia, l’assemblea ha scelto di fornire una risposta concreta alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema, dopo un percorso caratterizzato da studio, confronto e approfondimento.
Il presidente del Consiglio regionale ha ringraziato sia chi ha sostenuto il provvedimento sia chi ha espresso un voto contrario o manifestato dubbi. Ha inoltre rivolto un riconoscimento ai cittadini e alle associazioni che, partendo da posizioni differenti, hanno partecipato al confronto.
Secondo Zaia, la capacità di ascoltare opinioni diverse costituisce un elemento importante dell’attività istituzionale soprattutto davanti a questioni caratterizzate da profonde implicazioni personali.
Il quadro per pazienti, famiglie e sanitari
Uno degli aspetti sottolineati da Luca Zaia riguarda gli effetti della legge non soltanto sui pazienti, ma anche sulle loro famiglie e sul personale sanitario.
Medici e operatori sanitari possono infatti trovarsi ad affrontare situazioni nelle quali si intrecciano sofferenza, volontà della persona, possibilità offerte dalla medicina e valutazioni di natura etica.
Secondo il presidente del Consiglio regionale, la disciplina approvata punta a fornire un quadro procedurale più definito entro il quale affrontare decisioni particolarmente complesse.
Zaia ha precisato che, nell’impostazione sostenuta dalla Regione, la legge non introduce il fine vita e non crea un nuovo diritto, perché il perimetro di riferimento è quello delineato dalla Corte costituzionale.
Il Veneto, secondo questa impostazione, è intervenuto invece sull’organizzazione delle procedure nell’ambito delle proprie responsabilità in materia di sanità pubblica.
Una proposta nata dall’iniziativa popolare
Zaia ha evidenziato anche la provenienza del provvedimento, nato come proposta di legge di iniziativa popolare e successivamente esaminato, modificato e approvato dal Consiglio.
Secondo il presidente, l’assemblea è riuscita a intervenire sul testo senza modificarne l’impianto fondamentale, arrivando a una formulazione ritenuta applicabile sul piano regionale.
Il percorso legislativo viene quindi presentato come il risultato dell’incontro tra una richiesta proveniente dai cittadini e il successivo lavoro delle istituzioni.
Proprio la natura del tema ha determinato un confronto che non ha seguito esclusivamente le tradizionali divisioni politiche, coinvolgendo sensibilità personali e valutazioni differenti anche all’interno degli stessi schieramenti.
Il patriarca Moraglia esprime amarezza
Di segno opposto la reazione del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che dopo il voto ha manifestato amarezza per la decisione del Consiglio regionale.
Il patriarca ritiene che il provvedimento incida su un modello di vicinanza e accompagnamento delle persone nelle fasi più difficili della vita e invita a rafforzare una cultura della prossimità nei confronti di chi si trova in condizioni di particolare fragilità.
Moraglia esprime soprattutto preoccupazione per le persone anziane, sole o prive di un adeguato sostegno umano e affettivo. Nella sua valutazione, uno degli aspetti problematici riguarda l’interpretazione delle condizioni di sofferenza considerate insopportabili.
Il timore espresso è che i margini di valutazione possano progressivamente ampliarsi e che il sistema possa evolvere verso criteri sempre più soggettivi.
Il richiamo alle cure palliative
Nel suo intervento, Francesco Moraglia richiama anche il ruolo delle cure palliative, distinguendole dall’accanimento terapeutico.
Per il patriarca di Venezia, l’obiettivo dovrebbe essere quello di accompagnare la persona utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla medicina per ridurre il dolore e garantire sostegno nelle condizioni più difficili.
Moraglia auspica inoltre che venga effettivamente tutelata l’obiezione di coscienza per tutti i soggetti coinvolti nelle procedure sanitarie previste.
La sua posizione introduce così nel dibattito uno dei temi destinati a rimanere centrali nell’applicazione del provvedimento: il rapporto tra autonomia della persona, assistenza sanitaria, cure palliative e libertà di coscienza degli operatori.
Pro Vita & Famiglia chiede l’intervento del Governo
Fortemente critica anche Pro Vita & Famiglia. Il presidente Antonio Brandi contesta sia il contenuto della legge sia le responsabilità politiche che, secondo l’associazione, hanno consentito la sua approvazione.
Brandi chiede al Governo di impugnare il provvedimento, sostenendo che vi siano problemi di costituzionalità e richiamando le decisioni della Consulta intervenute su normative regionali riguardanti la stessa materia.
La contestazione investe anche il centrodestra veneto. Pro Vita & Famiglia critica in particolare il ruolo della Lega e richiama la posizione sostenuta da Luca Zaia e il voto favorevole del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.
L’associazione considera il voto un passaggio politico significativo e contesta la scelta di intervenire a livello regionale sul suicidio medicalmente assistito.
Anelli: serve una legge nazionale
Una diversa valutazione arriva da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che concentra l’attenzione soprattutto sulla necessità di superare le differenze territoriali.
Secondo Anelli, l’intervento del Veneto, che si aggiunge a quello di altre Regioni che hanno già legiferato sul fine vita, rende evidente il problema delle disparità regionali su una materia particolarmente delicata.
Il presidente della Fnomceo ritiene quindi necessaria una legge nazionale, affinché cittadini che affrontano condizioni analoghe di grave sofferenza possano disporre delle stesse possibilità indipendentemente dalla Regione nella quale vivono.
Cure palliative e ruolo del medico
Filippo Anelli valuta positivamente anche la previsione relativa allo sviluppo delle cure palliative, ricordando che attualmente queste forme di assistenza non sono garantite nello stesso modo su tutto il territorio italiano.
Per la Federazione degli Ordini dei medici rimane centrale anche il ruolo professionale del sanitario nel rapporto con persone affette da patologie che determinano sofferenze fisiche o psicologiche percepite come intollerabili.
Anelli richiama la funzione del medico non soltanto nella cura della malattia, ma anche nell’alleviare la sofferenza del paziente.
Il tema delle cure palliative si inserisce così nel più ampio confronto sulle garanzie da assicurare alle persone che affrontano condizioni cliniche particolarmente complesse.
Il voto veneto riapre il confronto nazionale
Con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il Consiglio regionale del Veneto conclude dunque un percorso legislativo iniziato nella precedente legislatura e riapre contemporaneamente il confronto politico e istituzionale a livello nazionale.
Da una parte, Luca Zaia considera il provvedimento uno strumento capace di definire procedure più chiare per pazienti, famiglie e personale sanitario. Dall’altra, il patriarca Francesco Moraglia e Pro Vita & Famiglia evidenziano criticità etiche e giuridiche, mentre Filippo Anelli indica nella legislazione nazionale la strada per evitare trattamenti differenti tra cittadini.
Il voto veneto lascia quindi aperto il nodo centrale: come disciplinare in maniera uniforme il suicidio medicalmente assistito in Italia, all’interno del perimetro definito dalla Corte costituzionale e nel rapporto tra competenze regionali, responsabilità dello Stato, tutela dei pazienti, cure palliative e ruolo dei professionisti sanitari.

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