Sei Paesi Ue difendono la Danimarca e sfidano Trump da Perugia
dall’Huffpost
La presa di posizione congiunta dei sei principali Paesi europei a sostegno della Danimarca sulla questione Groenlandia segna un passaggio politico di rilievo, maturato in un clima internazionale già appesantito da tensioni e mosse imprevedibili. Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Spagna hanno scelto di intervenire con una dichiarazione netta, concepita per essere ascoltata con chiarezza anche a Washington, mentre cresce la preoccupazione per le ambizioni statunitensi sull’isola artica.
Il nuovo fronte diplomatico nasce all’indomani della cattura di Nicolás Maduro, evento che ha già incrinato la fiducia europea verso la Casa Bianca. L’episodio successivo, quello che ora domina l’agenda, riguarda le pressioni americane su un territorio che, pur legato alla Danimarca da un’unione personale, mantiene una propria identità politica e culturale. Le ripetute affermazioni dell’amministrazione statunitense sulla necessità di “acquisire” l’isola hanno alimentato timori concreti di un’azione unilaterale, giudicata dagli europei come un precedente potenzialmente devastante.
Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha ribadito che nessuno può rivendicare territori altrui, mentre il leader groenlandese Jens Frederik Nielsen ha chiesto la fine di ogni pressione, richiamando il rispetto del diritto internazionale. È proprio questo principio, spesso contestato da chi privilegia la logica della forza, a rappresentare il fulcro della risposta europea. I sei governi hanno riaffermato che la sicurezza dell’Artico è una priorità strategica e che ogni decisione sul futuro dell’isola spetta esclusivamente a Danimarca e Groenlandia.
La scarsa considerazione mostrata negli ultimi anni dagli Stati Uniti verso gli alleati europei rende incerta l’efficacia immediata di questa presa di posizione. Tuttavia, il coordinamento con Copenhagen potrebbe aprire uno spazio di confronto più equilibrato all’interno della Nato, evitando che la vicenda degeneri in un conflitto interno all’Alleanza. Un eventuale scontro tra Washington e i partner europei, infatti, rischierebbe di minare la stessa struttura atlantica in un momento in cui l’Europa è impegnata a mantenere la stabilità del continente, anche alla luce della guerra in Ucraina.
Il richiamo all’accordo bilaterale del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, che regola l’accesso militare alla Groenlandia, sottolinea quanto l’attuale scenario fosse impensabile al momento della firma. Nessuno avrebbe immaginato che le esigenze di difesa dell’isola potessero riguardare proprio un membro della Nato. Per questo i leader europei insistono sulla necessità di una linea comune, capace di prevenire fratture irreparabili.
La fermezza mostrata da Macron, Merz, Meloni e dagli altri capi di governo mira a costruire una soluzione condivisa, che rafforzi la difesa dell’area artica senza mettere in discussione la sovranità groenlandese. Tutto dipenderà ora dalle prossime mosse degli Stati Uniti. Se prevarrà la logica della cooperazione, la crisi potrà essere disinnescata. Se invece dovessero emergere nuove pressioni annessionistiche, il rischio di un’escalation interna alla Nato diventerebbe concreto, con conseguenze che potrebbero essere accolte con favore solo da chi, come Mosca, osserva da tempo ogni incrinatura dell’alleanza occidentale.

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