Air Force One in avaria: Trump punta sul jet del Qatar
Un imprevisto tecnico di natura elettrica ha interrotto bruscamente il viaggio transatlantico del Presidente Donald Trump, diretto al forum economico di Davos. L’Air Force One, il simbolo volante della potenza americana, è stato costretto a una virata d’emergenza mentre sorvolava le coste di New York, rientrando precipitosamente verso la capitale. Sebbene la versione ufficiale della Casa Bianca parli di un “eccesso di prudenza” e di semplici anomalie all’illuminazione interna, l’episodio ha riacceso con violenza le polemiche sulla vetustà della flotta presidenziale e sulle future strategie di spostamento del tycoon.
Il guasto elettrico e il rientro alla base di Andrews
Il decollo, avvenuto poco prima delle 22 ora locale, sembrava procedere regolarmente fino a quando l’equipaggio non ha rilevato il malfunzionamento di alcune componenti elettriche nella cabina passeggeri. Nonostante i sistemi di backup garantiscano la continuità operativa dei comandi di volo, i piloti hanno preferito non sfidare la sorte sopra l’Atlantico, considerando il problema “relativamente critico” per la gestione complessiva dei sensori di bordo. L’atterraggio forzato nella base del Maryland è avvenuto intorno alle 23, sotto l’occhio attento dei radar civili che hanno tracciato la rotta circolare del velivolo.
Dal Boeing 747 al jet privato: un cambio repentino
Sulla pista della base militare di Andrews si è consumato un frenetico “pit-stop” logistico. Mentre il personale di terra trasferiva bagagli, provviste e documenti riservati, Trump ha abbandonato l’imponente ma zoppicante Boeing 747 per salire a bordo di un più agile Boeing 757. Questo aereo, solitamente impiegato per le rotte domestiche o per i viaggi del vice JD Vance, ha permesso al Presidente di raggiungere la Svizzera con un ritardo significativo, ma comunque in tempo per il suo attesissimo intervento pubblico. L’incidente, tuttavia, lascia un’ombra sulla gestione della flotta governativa.
La crisi della flotta presidenziale e i ritardi di Boeing
Il problema risiede nell’età dei mezzi: gli attuali esemplari di Air Force One sono in servizio dal 1990. Trentacinque anni di onorata carriera hanno trasformato questi giganti dei cieli in vere e proprie “auto d’epoca” volanti. La manutenzione è diventata una sfida costante, con pezzi di ricambio ormai introvabili e costi di gestione che gravano pesantemente sulle casse dello Stato. Nonostante l’accordo miliardario con Boeing per la consegna di nuovi velivoli entro il 2024, i ritardi produttivi hanno spostato l’orizzonte temporale al 2028, rendendo i nuovi jet indisponibili per l’attuale mandato di Trump.
L’ipotesi del “palazzo con le ali” regalato dal Qatar
In questo scenario di incertezza, Donald Trump è tornato a spingere per l’utilizzo del Boeing 747-8 donato dal governo di Doha lo scorso maggio. Definito dallo stesso Presidente come un “palazzo con le ali”, il jet qatariota rappresenta una tentazione irresistibile per chi, come lui, ha sempre criticato la lentezza burocratica dei programmi militari. “L’offerta del Qatar ora appare molto più sensata”, ha commentato con sarcasmo lo staff presidenziale, suggerendo che il ricorso a questo mezzo di estremo lusso potrebbe essere la soluzione più rapida per evitare nuovi imprevisti tecnici. Gli esperti del Pentagono sollevano seri dubbi sulla fattibilità di un impiego immediato. Essendo un regalo proveniente da una nazione straniera, il velivolo necessiterebbe di una bonifica totale contro possibili sistemi di hackeraggio e intercettazione. I costi per blindare elettronicamente l’aereo potrebbero eguagliare il prezzo di un mezzo nuovo, e le tempistiche di certificazione si aggirano tra i dodici e i ventiquattro mesi, smentendo le previsioni ottimistiche di Trump che lo vorrebbe operativo già entro marzo.
Al centro della controversia vi è anche il futuro del jet qatariota. Secondo gli accordi, al termine della presidenza, il velivolo non resterà in dotazione alla Casa Bianca ma sarà trasferito alla biblioteca presidenziale del tycoon, rimanendo a sua disposizione per uso personale. Questo aspetto ha sollevato critiche da parte di chi vede in questa operazione un pericoloso intreccio tra interessi privati e funzioni pubbliche. Nel frattempo, la sicurezza degli spostamenti del comandante in capo resta legata a vecchi motori e sistemi elettrici che iniziano a sentire il peso dei decenni, in attesa di una svolta definitiva.
di Iacopo Luzi
(Ilu/Adnkronos)

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