Drone-bomba a Lipsia, Berlino accusa Mosca per il sabotaggio

Drone-bomba a Lipsia, Berlino accusa Mosca per il sabotaggio

Due sospettati identificati, uno entrò con un visto italiano

📌 FLASH NEWS – Berlino accusa Mosca per il drone-bomba trovato all’aeroporto di Lipsia. Identificati due sospettati: uno entrò nello spazio Schengen con visto turistico italiano. Tajani annuncia le verifiche. Nato e Ue solidali con Berlino.


La Germania accusa ufficialmente la Russia di essere responsabile del tentato attacco con un drone carico di esplosivo scoperto il 4 agosto nell’area dell’aeroporto di Lipsia/Halle. Berlino considera l’episodio parte di una più ampia strategia di operazioni ibride attribuite a Mosca sul territorio europeo.

A formulare l’accusa è stato il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt, che ha collegato le caratteristiche tecniche del dispositivo, i componenti utilizzati e gli esplosivi ad altri episodi ricondotti dalle autorità tedesche alle attività ibride russe.

Il caso assume una dimensione internazionale anche per l’identificazione di due sospettati. Secondo quanto riportato dai media tedeschi citati nella documentazione disponibile, uno di loro sarebbe entrato nello spazio Schengen attraverso un visto turistico rilasciato dall’Italia a Minsk. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato verifiche sulle procedure seguite per la concessione del documento.

Berlino attribuisce l’operazione alla Russia

Secondo la ricostruzione illustrata dal governo tedesco, il tentato sabotaggio del 4 agosto non viene considerato un episodio isolato. Le autorità lo inseriscono nel quadro delle operazioni ibride russe in Europa, ritenendo che modalità e strumenti impiegati presentino elementi già osservati in precedenti attività attribuite a Mosca.

Alexander Dobrindt ha sottolineato che la Germania non si considera in guerra, ma ritiene di essere sottoposta quotidianamente ad azioni ibride. Berlino prevede inoltre che il Paese possa continuare a rappresentare un obiettivo di operazioni analoghe.

Il dispositivo è stato individuato nell’area merci protetta dell’aeroporto di Lipsia/Halle, nelle vicinanze di un aereo cargo ucraino. Secondo la stampa tedesca, un secondo drone sarebbe stato trovato successivamente nei pressi dello scalo e avrebbe presentato anch’esso tracce di sostanze esplosive.

Due uomini identificati attraverso le tracce di Dna

Le indagini hanno portato all’individuazione di due sospettati che, secondo le autorità, avrebbero agito per conto di un’agenzia di intelligence russa.

Il primo viene descritto come un cittadino bielorusso in possesso di passaporto russo. Tracce del suo Dna sarebbero state individuate sul luogo del tentato attacco. Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito gran parte dei suoi spostamenti.

L’elemento che coinvolge direttamente l’Italia riguarda il suo ingresso nello spazio Schengen. Secondo quanto riferito dalla stampa tedesca, l’uomo sarebbe entrato grazie a un visto italiano di tipo turistico rilasciato a Minsk. Le stesse fonti riferiscono che era già conosciuto per reati commessi nei Paesi baltici.

Il secondo sospettato sarebbe invece un uomo di origine russa con passaporto lettone. Avrebbe avuto un ruolo rilevante nella preparazione dell’azione e sarebbe arrivato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto di Berlino Brandeburgo. Da lì avrebbe raggiunto la Sassonia, lasciando successivamente il Paese due giorni prima del fallito attentato.

Le tracce trovate sul drone e vicino all’aeroporto

L’identificazione sarebbe stata possibile grazie alle tracce di Dna raccolte dalla polizia tedesca in diversi punti. Materiale biologico è stato individuato sul drone, su una lattina contenente esplosivo e su un’antenna installata su un albero.

Le verifiche attraverso i database europei avrebbero permesso di individuare corrispondenze soprattutto in Lituania e Finlandia, successivamente confrontate con le informazioni disponibili ai servizi di intelligence.

La combinazione tra gli elementi investigativi e le caratteristiche del materiale utilizzato costituisce la base sulla quale Berlino ha formulato l’accusa nei confronti della Russia.

Tajani annuncia verifiche sul visto italiano

La presenza di un visto italiano nella vicenda ha determinato l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha annunciato controlli sulla concessione dell’autorizzazione.

Tajani ha spiegato che il rilascio di un visto avviene sulla base di condizioni e criteri prestabiliti e che, in assenza di segnalazioni di sicurezza, il documento viene concesso. Il ministro ha comunque confermato l’apertura di verifiche per ricostruire quanto accaduto e accertare le condizioni nelle quali il visto è stato rilasciato.

Per il titolare della Farnesina, la questione centrale riguarda più in generale le azioni ibride rivolte contro l’Europa, che possono comprendere attività cibernetiche, spionaggio, minacce e altre forme di pressione.

Von der Leyen parla di agenti russi nell’Unione europea

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà alla Germania, sottolineando la potenziale gravità dell’episodio.

Secondo Ursula von der Leyen, qualora l’operazione fosse riuscita avrebbe potuto provocare danni molto rilevanti e possibili vittime. La presidente della Commissione europea ha definito quanto avvenuto un attacco realizzato con materiale di tipo militare da agenti russi sul territorio dell’Unione europea.

La Nato esprime piena solidarietà alla Germania

Anche la Nato ha assunto una posizione netta. Il segretario generale Mark Rutte, dopo un colloquio con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha espresso piena solidarietà alla Germania.

Rutte ha definito inequivocabili le prove presentate e ha sostenuto le misure annunciate da Berlino. La Nato, secondo il segretario generale, continuerà a rafforzare la propria capacità di deterrenza e difesa degli alleati anche rispetto alle azioni ibride e alle attività considerate ostili.

Berlino chiude il consolato russo a Bonn

La risposta tedesca comprende anche provvedimenti diplomatici. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha annunciato la chiusura del consolato russo a Bonn e della Casa russa della scienza e della cultura a Berlino.

Il governo tedesco intende inoltre sostenere sanzioni più severe contro la Russia, maggiori controlli all’ingresso per i cittadini russi e un incremento della pressione sulla cosiddetta flotta ombra di Mosca.

Le misure vengono presentate da Berlino come risposta a una serie più ampia di attività considerate destabilizzanti, comprendenti disinformazione, minacce e sabotaggi.

Mosca respinge le accuse e annuncia una risposta

La Russia ha negato ogni responsabilità. L’ambasciatore russo in Germania, Sergei Nechayev, convocato dal ministero degli Esteri tedesco, ha definito le accuse di Berlino infondate e assurde.

Mosca ha inoltre contestato i provvedimenti annunciati dal governo tedesco. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che la Russia risponderà alle iniziative considerate ostili adottate dalla Germania.

Si contrappongono quindi due ricostruzioni: Berlino attribuisce formalmente l’operazione alla Russia sulla base degli elementi investigativi raccolti, mentre Mosca respinge integralmente le contestazioni e considera le misure tedesche un’escalation.

Meloni richiama alla risposta unitaria europea

Sul caso è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà alla Germania e sostenuto la necessità di una risposta comune degli alleati alle azioni ibride.

La stessa posizione è stata espressa da Antonio Tajani durante la riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Wicklow, in Irlanda. Il ministro ha indicato nell’unità europea e nella solidarietà alla Germania la risposta alle provocazioni rivolte contro i Paesi dell’Unione.

L’Unione europea convoca il rappresentante russo

L’Alta rappresentante dell’Unione europea per la Politica estera, Kaja Kallas, ha reso noto che il rappresentante russo è stato convocato dopo gli sviluppi dell’indagine tedesca.

Kaja Kallas ha affermato che i fatti presentano, secondo la valutazione europea, caratteristiche riconducibili al terrorismo sponsorizzato dallo Stato e ha indicato la necessità di discutere ulteriori iniziative comuni tra gli Stati membri.

Il caso del drone esplosivo di Lipsia diventa così un nuovo terreno di confronto tra Germania, Unione europea, Nato e Russia, mentre proseguono le indagini sui due uomini identificati e sulle circostanze che hanno consentito a uno dei sospettati di entrare nello spazio Schengen utilizzando un visto turistico italiano.

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