Domizio Torrigiani, Gran Maestro simbolo contro il fascismo

Domizio Torrigiani, Gran Maestro simbolo contro il fascismo

Grande Oriente ricorda Torrigiani a 94 anni dalla sua morte.

📌 FLASH NEWS – Il Grande Oriente d’Italia ricorda Domizio Torrigiani, Gran Maestro dal 1919 al 1925, morto il 30 agosto 1932 dopo carcere, confino e malattia. La sua figura resta simbolo della Massoneria italiana colpita dal regime fascista


Il Grande Oriente d’Italia ricorda Domizio Torrigiani nel 94esimo anniversario della morte, avvenuta il 30 agosto 1932, dopo una lunga fase della sua vita segnata dalla malattia, dal carcere, dal confino e dalla persecuzione durante il fascismo. Gran Maestro dal 1919 al 1925, Torrigiani è rimasto nella memoria dell’Ordine come una delle figure emblematiche del periodo più difficile attraversato dalla Massoneria italiana durante la dittatura.

Avvocato, nato a Lamporecchio il 19 luglio 1876, entrò giovanissimo nella Massoneria. La sua iniziazione risale al 1896, quando fece ingresso nella Loggia Humanitas di Empoli. La sua successiva ascesa all’interno del Grande Oriente d’Italia lo portò per tre volte ai vertici dell’istituzione: venne eletto Gran Maestro nel 1919 e poi confermato nel 1922 e nel 1925.

La guida del Grande Oriente dopo la Prima guerra mondiale

Quando nel 1919 assunse la guida del Grande Oriente d’Italia, il Paese era uscito da meno di un anno dalla Prima guerra mondiale e attraversava una fase caratterizzata da profonde tensioni politiche e sociali. Torrigiani, ancora relativamente giovane e non particolarmente conosciuto al momento della sua elezione, si trovò alla guida di una Comunione nella quale convivevano differenti orientamenti politici e religiosi.

La linea indicata dal nuovo Gran Maestro puntava a preservare questa pluralità. L’obiettivo era mantenere il Grande Oriente “super partes”, evitando che l’istituzione venisse identificata con uno specifico schieramento e salvaguardandone la funzione di spazio di confronto e integrazione sociale.

Questo equilibrio diventò progressivamente più difficile da conservare con la crescita del fascismo e con il rapido deterioramento dei rapporti tra il nuovo potere politico e la Massoneria.

Lo scontro con il fascismo e gli assalti alle sedi

Un passaggio decisivo arrivò nel febbraio 1923, quando il Gran Consiglio del fascismo stabilì l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Massoneria e quella al Partito nazionale fascista. Parallelamente aumentarono le aggressioni squadristiche contro le strutture massoniche.

Gli assalti interessarono anche Palazzo Giustiniani, sede del Grande Oriente d’Italia. Torrigiani tentò inizialmente di tenere l’istituzione fuori dal conflitto diretto tra le forze politiche, ma lo spazio disponibile per questa posizione si ridusse rapidamente.

Il momento di rottura arrivò nel 1925. Dopo l’approvazione della normativa sulle associazioni, il 22 novembre Torrigiani decise lo scioglimento delle Logge e degli aggregati massonici appartenenti all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia.

La decisione non rappresentò la cessazione dell’Ordine. Nelle intenzioni del Gran Maestro doveva invece proteggere i Fratelli dalle violenze e dalle possibili ritorsioni del regime. Il Grande Oriente proseguì quindi la propria attività in condizioni radicalmente diverse, tra clandestinità ed esilio.

Il ritorno in Italia e l’arresto nel 1927

Nel 1926 Torrigiani lasciò l’Italia e si trasferì in Costa Azzurra, ufficialmente per ragioni legate alle sue condizioni di salute. La permanenza all’estero terminò nell’aprile dell’anno successivo, quando decise di rientrare nel Paese.

In quel periodo era in corso il procedimento giudiziario contro Tito Zaniboni e Luigi Capello, accusati di avere progettato un attentato contro Benito Mussolini. Entrambi furono condannati a trent’anni.

Il giorno successivo alla sentenza anche Torrigiani venne arrestato. Dopo essere stato rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli, gli furono inflitti cinque anni di confino.

La destinazione assegnata fu Lipari, dove rimase fino all’ottobre del 1928. Per l’ex Gran Maestro iniziò così una lunga fase di isolamento e sorveglianza, accompagnata da un progressivo aggravamento delle sue già difficili condizioni fisiche.

La malattia e il trasferimento da Lipari a Ponza

Durante il confino la salute di Domizio Torrigiani peggiorò sensibilmente. Una grave patologia agli occhi compromise progressivamente la vista fino a condurlo quasi alla cecità.

Proprio il deterioramento delle sue condizioni determinò il trasferimento da Lipari a Ponza, dove trascorse una parte consistente degli anni successivi. Anche nella nuova destinazione rimase sottoposto a una stretta sorveglianza.

La malattia e le limitazioni imposte dal confino non determinarono tuttavia l’abbandono della sua appartenenza massonica. La permanenza a Ponza coincise infatti con un nuovo capitolo della sua attività.

La Loggia clandestina Carlo Pisacane a Ponza

Tra giugno e luglio del 1931 Torrigiani contribuì alla costituzione a Ponza della Loggia clandestina “Carlo Pisacane”, nata tra massoni che si trovavano sull’isola come confinati politici.

La Loggia ebbe come maestro venerabile Placido Martini. Tra i suoi componenti figurava anche Silvio Campanile. Entrambi sarebbero stati successivamente uccisi alle Fosse Ardeatine nel 1944.

L’esperienza della Carlo Pisacane rappresentò la prosecuzione clandestina di un’identità che le misure adottate dal regime non erano riuscite a cancellare. Anche nelle condizioni imposte dal confino, Torrigiani continuò quindi a mantenere un rapporto diretto con la vita massonica.

La libertà vigilata e gli ultimi mesi a San Baronto

Il 21 aprile 1932 Domizio Torrigiani venne sottoposto alla libertà vigilata. Al momento del provvedimento le sue condizioni fisiche erano ormai fortemente compromesse.

Gravemente malato, si ritirò nella villa della famiglia a San Baronto, località alla quale erano legati gli ultimi mesi della sua vita. Qui morì la sera del 30 agosto 1932, a 56 anni.

La notizia della scomparsa ebbe risonanza anche negli ambienti della Massoneria internazionale. Secondo le ricostruzioni e le cronache dell’epoca, persino il momento dei funerali fu caratterizzato da un clima di forte intimidazione.

La presenza della milizia fascista e le limitazioni imposte impedirono a familiari, amici e Fratelli di accompagnare liberamente il feretro. Nonostante queste condizioni, alcuni abitanti della zona decisero comunque di rendere omaggio a Torrigiani.

Le carte del Gran Maestro conservate in Toscana

La memoria di Domizio Torrigiani è legata non soltanto alla storia del Grande Oriente d’Italia, ma anche alla più ampia vicenda della libertà di associazione e di pensiero durante gli anni della dittatura fascista.

Una parte importante della documentazione relativa alla sua vita è stata conservata. Le sue carte comprendono scritti, fotografie, corrispondenza e altri documenti e si trovano presso l’Istituto storico della Resistenza in Toscana.

Il materiale costituisce una testimonianza del percorso personale e istituzionale di un Gran Maestro che attraversò una fase cruciale della storia italiana, dalla difficile stagione successiva alla Prima guerra mondiale fino al consolidamento della dittatura.

Il ricordo del Grande Oriente d’Italia

A 94 anni dalla morte, il Grande Oriente d’Italia torna dunque a ricordare Domizio Torrigiani come il Gran Maestro che guidò l’Ordine durante gli anni nei quali la Massoneria passò progressivamente dalla possibilità di operare pubblicamente alla clandestinità e all’esilio.

La sua vicenda personale seguì lo stesso percorso: dalla guida dell’istituzione all’arresto, dal carcere al confino, fino agli ultimi anni segnati dalla sorveglianza e da una malattia sempre più grave.

Nella memoria massonica internazionale Torrigiani è rimasto legato alla resistenza dell’istituzione di fronte alla persecuzione e alla volontà di conservarne la continuità ideale anche quando le condizioni politiche rendevano impossibile la normale attività delle Logge.

Per il Grande Oriente d’Italia, il suo nome continua così a rappresentare una delle figure simboliche di quella stagione storica e della difesa della libertà e della dignità dell’Istituzione negli anni della repressione fascista.

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