SIMEDET: prevenzione, diagnosi e tutela del medico al centro
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Parole chiave: difterite, SIMEDET, vaccinazione, responsabilità medica, sicurezza delle cure
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📌 FLASH NEWS – SIMEDET interviene sul caso della bambina morta di difterite a Palermo: al centro prevenzione vaccinale, qualità della diagnosi, sicurezza delle cure e responsabilità medica, da valutare con rigore e senza giudizi anticipati.
La morte di una bambina di quattro anni e mezzo per difterite a Palermo, avvenuta nell’agosto 2026, riporta al centro dell’attenzione il ruolo della prevenzione vaccinale, la capacità del sistema sanitario di riconoscere malattie ormai rare e i criteri con cui devono essere valutate eventuali responsabilità professionali. È su questi aspetti che interviene la Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica, SIMEDET, con un’approfondita riflessione scientifica, clinica ed etico-professionale dedicata alla vicenda.
La posizione sviluppata dalla società scientifica parte da un principio preciso: la tragedia non può essere ridotta a una contrapposizione tra la mancata vaccinazione della minore e l’eventuale appropriatezza del percorso diagnostico seguito dai sanitari. Sono due piani differenti, entrambi da esaminare con metodo, sulla base delle informazioni disponibili e senza anticipare conclusioni che spettano agli accertamenti in corso.
Il caso di Palermo e le questioni aperte
Secondo la ricostruzione richiamata nel documento SIMEDET, la bambina non era stata vaccinata contro la difterite per scelta dei genitori. Dopo un primo accesso in ospedale caratterizzato da febbre, ipoalimentazione e vomito, era stata dimessa con una diagnosi di tonsillite essudativa febbrile. In seguito era tornata in ospedale in condizioni più serie e successivamente era stata formulata la diagnosi di difterite. Sulle circostanze del decesso sono in corso verifiche giudiziarie e medico-legali.
Per SIMEDET, proprio la presenza di accertamenti ancora aperti impone prudenza. La mancata vaccinazione deve essere considerata nel quadro della prevenzione della malattia, mentre il comportamento sanitario deve essere valutato ricostruendo il percorso clinico e le informazioni effettivamente disponibili durante i diversi accessi.
Il punto centrale è evitare conclusioni automatiche. Un esito drammatico, secondo l’impostazione proposta dalla società scientifica, non consente da solo di stabilire se vi sia stato un errore professionale e, soprattutto, quale eventuale rapporto causale possa esistere tra una decisione sanitaria e l’esito finale.
La vaccinazione resta centrale nella prevenzione
Nel documento viene ribadito il valore della vaccinazione contro la difterite, inserita da decenni nei programmi di immunizzazione. La ridotta diffusione della malattia nei Paesi caratterizzati da elevate coperture vaccinali non deve essere interpretata come prova della sua scomparsa o della perdita di utilità della prevenzione.
La SIMEDET evidenzia, al contrario, quello che viene descritto come un vero e proprio paradosso della prevenzione: quanto più un intervento preventivo riesce a ridurre la presenza di una patologia, tanto più può diminuire nella popolazione la percezione della pericolosità della stessa malattia.
La difterite rimane infatti una patologia potenzialmente grave. Proprio la sua rarità contemporanea, nei territori dove la copertura vaccinale è elevata, rappresenta una conseguenza dell’efficacia delle strategie preventive e non un motivo per considerare superata la vaccinazione.
Vaccini, efficacia e controllo della sicurezza
L’analisi affronta anche il tema della sicurezza vaccinale. SIMEDET richiama il metodo della medicina basata sulle evidenze, che richiede di valutare benefici, rischi, efficacia e sicurezza degli interventi sanitari.
La posizione espressa non è quella di presentare la vaccinazione come un intervento privo in assoluto di possibili effetti avversi. Il criterio scientifico consiste invece nel confrontare i potenziali rischi dell’intervento con quelli determinati dalla malattia che si vuole prevenire.
La sicurezza, in questa prospettiva, deriva anche dall’esistenza di sistemi di sorveglianza e farmacovigilanza capaci di raccogliere e analizzare le segnalazioni e di aggiornare continuamente il rapporto tra benefici e rischi.
Per questo, secondo l’impostazione della società scientifica, contrapporre vaccinazione e sicurezza significa rappresentare in maniera impropria il funzionamento della medicina preventiva. La sicurezza è parte integrante del processo di valutazione della vaccinazione e non un elemento esterno o alternativo.
La tutela della salute del minore
Particolare rilievo viene attribuito alle vaccinazioni pediatriche. In questi casi, infatti, la decisione non viene assunta direttamente dal soggetto che sarà esposto al rischio della malattia, ma dagli adulti titolari della responsabilità genitoriale.
SIMEDET sposta quindi l’attenzione dal semplice confronto tra libertà individuale e obbligo vaccinale alla protezione della salute del minore.
Quando esiste una misura preventiva sostenuta da evidenze scientifiche, gli adulti sono chiamati a valutare le opportunità di protezione disponibili sulla base di informazioni corrette e comprensibili.
Nel caso palermitano, il documento richiama la circostanza della mancata vaccinazione della bambina e gli accertamenti avviati dalle autorità competenti. La società scientifica sottolinea però che tali verifiche non possono essere sostituite da valutazioni preventive formulate nel dibattito pubblico.
Disinformazione e percezione del rischio
Un ulteriore capitolo riguarda la disinformazione vaccinale. La riflessione SIMEDET affronta il problema delle convinzioni prive di adeguato fondamento scientifico e della loro capacità di modificare la percezione del rischio.
Il documento sottolinea come il rischio percepito dalla popolazione possa essere molto diverso da quello epidemiologico. Quando una malattia diventa rara, la sua pericolosità può apparire lontana, mentre un possibile evento avverso collegato temporalmente a un intervento sanitario può ricevere un’attenzione molto maggiore.
Per contrastare questo fenomeno, secondo SIMEDET, non è sufficiente limitarsi ad affermare che una determinata convinzione sia falsa. Occorre spiegare quali evidenze scientifiche la contraddicano, quali siano i limiti delle conoscenze disponibili e quali rischi comportino le diverse decisioni.
La comunicazione sanitaria deve quindi essere fondata sulla spiegazione, sul confronto delle evidenze e sulla costruzione della fiducia, evitando sia semplificazioni sia atteggiamenti puramente assertivi.
Il nodo della diagnosi al primo accesso
Accanto alla prevenzione esiste però un secondo tema che SIMEDET considera altrettanto rilevante: la qualità del processo diagnostico.
La ricostruzione riportata nel documento indica che la bambina era stata portata al pronto soccorso il 13 agosto con febbre, ipoalimentazione e vomito. Era stata dimessa con una diagnosi di tonsillite essudativa febbrile. Il 15 agosto era stata nuovamente ricoverata dopo il peggioramento delle condizioni e la diagnosi di difterite sarebbe arrivata il giorno successivo.
È questa sequenza che dovrà essere valutata sul piano clinico e medico-legale.
La domanda, secondo la società scientifica, non può limitarsi a stabilire se la diagnosi definitiva sia stata formulata in un momento successivo. Occorre verificare se, sulla base degli elementi disponibili durante il primo accesso, fosse ragionevole prendere in considerazione la difterite nella diagnosi differenziale e se fossero indicate ulteriori indagini, osservazione, trattamento o una successiva rivalutazione.
Una malattia rara può essere difficile da riconoscere
La riflessione evidenzia una difficoltà propria della medicina contemporanea. Il successo della vaccinazione ha reso alcune patologie molto meno frequenti e ciò può determinare una minore familiarità clinica con malattie che un medico può incontrare raramente nel corso della propria attività.
La difterite rientra in questa situazione. Nelle prime fasi può presentarsi con manifestazioni compatibili anche con patologie molto più comuni. Questo elemento non consente di stabilire automaticamente che un eventuale ritardo diagnostico sia appropriato, ma impone di valutare il comportamento del sanitario nel contesto concreto in cui la decisione è stata assunta.
Per SIMEDET è quindi importante mantenere alta la formazione sulle malattie rare ma potenzialmente letali, affinché la riduzione dell’incidenza non comporti una perdita delle competenze necessarie al loro riconoscimento.
Il rischio di giudicare conoscendo già l’esito
Uno dei concetti centrali del documento è quello dell’hindsight bias, il cosiddetto errore del senno di poi.
Quando si conosce già l’esito di una vicenda clinica, i segnali precedenti possono apparire più chiari e facilmente interpretabili di quanto fossero realmente nel momento in cui il medico doveva prendere una decisione.
Sapere oggi che la diagnosi finale è stata quella di difterite rende possibile rileggere retrospettivamente i sintomi iniziali alla luce di quella conoscenza. Ma il professionista che visitava la paziente durante il primo accesso non disponeva ancora dell’informazione successivamente acquisita.
SIMEDET richiama quindi la necessità di una valutazione ex ante, basata sulle conoscenze e sui dati effettivamente disponibili nel momento della decisione clinica, e non esclusivamente su una ricostruzione ex post condizionata dall’esito finale.
Il principio non esclude la responsabilità professionale
L’applicazione di questo criterio, precisa il documento, non significa creare una forma di protezione automatica nei confronti del sanitario.
Se gli accertamenti dovessero dimostrare che gli elementi disponibili avrebbero richiesto, secondo le conoscenze scientifiche e le buone pratiche pertinenti, un percorso diagnostico differente e se venisse dimostrata anche una conseguenza causalmente rilevante di tale omissione, l’eventuale responsabilità dovrebbe essere accertata nelle sedi competenti.
La distinzione riguarda quindi il metodo: la responsabilità deve essere dimostrata e non dedotta automaticamente dall’esito sfavorevole.
Dalla ricerca del colpevole alla sicurezza delle cure
SIMEDET inserisce il caso all’interno di una riflessione più ampia sulla sicurezza del paziente.
La moderna cultura della patient safety considera gli eventi avversi non soltanto attraverso il comportamento del singolo professionista, ma analizzando anche l’organizzazione all’interno della quale vengono assunte le decisioni.
Un pronto soccorso pediatrico è costituito da molteplici elementi: triage, tempi di attesa, possibilità di utilizzare il laboratorio e la diagnostica, disponibilità di consulenze specialistiche, comunicazione tra professionisti, protocolli, sistemi informativi e carichi di lavoro.
Ognuno di questi fattori può contribuire a prevenire un errore oppure creare condizioni che ne aumentino la probabilità.
La domanda da porre, dunque, non riguarda esclusivamente chi possa avere sbagliato. L’analisi deve cercare di capire quali condizioni possano aver favorito un eventuale errore e quali interventi siano necessari per impedirne la ripetizione.
Le accuse ai medici e gli accertamenti ancora aperti
Il documento affronta poi un altro elemento delicato: la trasformazione del professionista sanitario nel bersaglio immediato dell’indignazione pubblica dopo un evento clinico grave.
Nel caso di Palermo, viene richiamato un messaggio pubblicato sui social dalla madre della bambina, nel quale i medici sono stati definiti “incompetenti” e viene sostenuta una sottovalutazione delle condizioni della figlia durante gli accessi in pronto soccorso.
SIMEDET distingue nettamente il rispetto dovuto al dolore della famiglia dall’accertamento della responsabilità sanitaria. La sofferenza determinata dalla perdita di una figlia e la ricerca di spiegazioni devono essere considerate con la massima attenzione, ma non possono sostituire le verifiche cliniche, documentali e medico-legali.
La società scientifica ritiene pertanto necessario evitare giudizi definitivi prima della conclusione degli accertamenti.
La tutela del medico non significa impunità
Su questo passaggio SIMEDET stabilisce una distinzione precisa. Proteggere un medico dalla condanna mediatica non equivale a sottrarlo alla responsabilità professionale.
Se viene accertato un errore evitabile con conseguenze causalmente rilevanti, il professionista deve essere sottoposto alle procedure previste. La verifica, tuttavia, deve fondarsi sulla documentazione clinica, sulla cronologia degli eventi, sulle informazioni disponibili al momento delle decisioni, sulle linee guida pertinenti e sulle condizioni organizzative.
La valutazione deve inoltre distinguere concetti differenti che nel dibattito pubblico rischiano di essere sovrapposti: complicanza, evento avverso, errore, negligenza, imprudenza, imperizia e responsabilità causale.
Un esito sfavorevole non dimostra automaticamente un errore. Allo stesso modo, la presenza di un errore non equivale automaticamente a negligenza e quest’ultima, da sola, non dimostra necessariamente un rapporto causale con il decesso.
Vaccinazione e assistenza non sono alternative
Il rischio, secondo la riflessione SIMEDET, è che la vicenda venga trasformata in uno scontro tra due interpretazioni contrapposte: da una parte la mancata vaccinazione, dall’altra la presunta responsabilità dei medici.
Per la società scientifica si tratta di una contrapposizione impropria.
La prevenzione vaccinale e la qualità dell’assistenza appartengono infatti a due livelli differenti della tutela sanitaria. Un minore deve poter beneficiare della vaccinazione quando prevista e indicata. Se si ammala, deve contemporaneamente poter ricevere diagnosi e trattamento adeguati.
Se emergono problemi nel percorso diagnostico, devono essere identificati e corretti. Se invece alla base delle decisioni familiari vi sono informazioni scientificamente scorrette, il sistema sanitario deve essere capace di intervenire attraverso una comunicazione efficace.
Sostenere la vaccinazione e chiedere contemporaneamente elevati standard di assistenza non costituisce quindi una contraddizione. Entrambi gli obiettivi sono ricondotti da SIMEDET allo stesso principio: proteggere il paziente attraverso le migliori evidenze scientifiche disponibili.
Il ruolo delle società scientifiche
La riflessione coinvolge direttamente anche il ruolo delle società scientifiche. Secondo il documento, un organismo scientifico non può limitarsi alla difesa della categoria professionale, ma deve tutelare innanzitutto il metodo.
Questo significa promuovere la vaccinazione quando sostenuta dalle evidenze, contrastare la disinformazione, sostenere la formazione continua, chiedere sistemi sanitari efficienti e favorire la sicurezza delle cure.
Allo stesso tempo significa pretendere che eventuali errori vengano individuati senza però accettare la condanna preventiva dei professionisti.
Nella prospettiva delineata da SIMEDET, tutela del paziente e tutela del medico non sono interessi contrapposti. Il paziente deve essere protetto dagli errori, il professionista dalle attribuzioni di responsabilità non dimostrate e il sistema sanitario deve essere messo nelle condizioni di imparare dagli eventi avversi.
Solidarietà al dottor Alberto Ferrando
Il documento affronta anche gli attacchi e le minacce rivolti al dottor Alberto Ferrando, componente del Comitato Scientifico SIMEDET, in relazione alla sua attività professionale e divulgativa.
La solidarietà espressa nei suoi confronti viene collegata al diritto del medico di intervenire nel dibattito pubblico sui temi sanitari utilizzando le evidenze scientifiche disponibili.
La società scientifica precisa contemporaneamente che la tutela del professionista non può essere interpretata come immunità dalla critica. Il medico può essere sottoposto a verifica e può essere ritenuto responsabile, ma entrambe le eventualità devono fondarsi sui fatti e su procedure adeguate.
Fiducia tra cittadini, sanitari e istituzioni
La vicenda diventa così anche un punto di partenza per affrontare la più generale crisi di fiducia nella medicina.
Per SIMEDET non è sufficiente chiedere ai cittadini di fidarsi passivamente, così come non è corretto utilizzare ogni evento negativo come dimostrazione dell’incompetenza dell’intero sistema sanitario.
La fiducia deve essere costruita attraverso la trasparenza. Il cittadino deve poter comprendere le ragioni delle decisioni cliniche, il medico deve poter spiegare i margini di incertezza, le istituzioni devono essere capaci di riconoscere eventuali criticità e il sistema deve imparare dagli eventi avversi.
La sicurezza delle cure, in questa impostazione, non deriva dall’illusione di poter eliminare qualsiasi possibilità di errore, ma dalla capacità di riconoscere, analizzare e ridurre i rischi.
Il dolore non sostituisce la verifica medico-legale
Nelle considerazioni conclusive SIMEDET richiama sei principi ritenuti centrali. La prevenzione vaccinale continua a rappresentare una componente essenziale della salute pubblica; il minore deve rimanere al centro delle decisioni preventive; l’eventuale errore diagnostico deve essere verificato con criteri scientifici e medico-legali; le decisioni cliniche devono essere ricostruite sulla base delle informazioni disponibili nel momento in cui furono assunte; la sicurezza delle cure richiede anche l’analisi dell’organizzazione; il dolore della famiglia deve essere rispettato senza sostituirlo all’accertamento delle responsabilità.
Da qui nasce il richiamo contro quella che nel documento viene definita cultura del “tiro al piccione”, cioè la tendenza a individuare immediatamente un professionista come destinatario della responsabilità dopo un evento clinico particolarmente grave.
Il principio espresso è netto: il medico che dovesse risultare responsabile di un errore deve risponderne, mentre il medico soltanto accusato deve essere tutelato fino alla conclusione delle verifiche.
Evidenze e metodo come criterio comune
La posizione finale della Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica cerca quindi di tenere insieme prevenzione vaccinale, qualità diagnostica, sicurezza delle cure e responsabilità professionale.
Non vengono presentati come elementi in conflitto. La tutela del paziente richiede che gli errori siano individuati quando esistono e che siano adottate misure per impedirne la ripetizione. La tutela del medico richiede, parallelamente, che una responsabilità non venga attribuita senza prove.
Il criterio indicato è quello dell’evidenza scientifica applicata con lo stesso rigore a tutti i passaggi: alla valutazione dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini, alla ricostruzione del processo diagnostico e all’accertamento delle eventuali responsabilità.
La domanda conclusiva proposta dalla riflessione SIMEDET non è dunque soltanto chi debba essere considerato responsabile. L’obiettivo è comprendere che cosa sia accaduto, perché sia accaduto, quali elementi permettano di ricostruirlo e quali interventi possano evitare il ripetersi di eventi analoghi. È in questa prospettiva che la società scientifica colloca il caso di Palermo, richiamando il metodo, la proporzionalità delle valutazioni e il rispetto delle persone coinvolte.
dr. Manuel Monti

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