Junts vota con Popolari e Vox, proteste davanti al Congresso
📌 FLASH NEWS – Il Congresso boccia due decreti sulla casa con i voti di Junts, Partito Popolare e Vox. Sánchez valuta elezioni anticipate, ipotizzate per il 29 novembre. Gli inquilini rilanciano le proteste e chiedono uno sciopero generale.
Il governo di Pedro Sánchez subisce una doppia sconfitta al Congresso dei deputati spagnolo, dove sono stati respinti i decreti d’emergenza sulla casa. Il voto contrario di Junts, Partito Popolare e Vox ha impedito l’approvazione delle misure, nonostante le trattative dell’esecutivo con la formazione indipendentista catalana.
La bocciatura apre una fase di incertezza per la maggioranza socialista e alimenta l’ipotesi di elezioni anticipate il 29 novembre. La convocazione delle urne resta però una possibilità: l’esito delle votazioni non comporta lo scioglimento automatico del Congresso. Il fine settimana dovrebbe essere dedicato alle valutazioni del presidente del governo sulla prosecuzione della legislatura.
Due votazioni sfavorevoli all’esecutivo
Il primo decreto ha raccolto 178 voti contrari e 172 favorevoli. Per il secondo, i no sono stati 184, contro 166 sì. Entrambi i provvedimenti erano stati approvati dal Consiglio dei ministri martedì.
Le misure erano arrivate all’esame parlamentare dopo le proteste suscitate dallo sfratto di Mariacarmen Abascal, 87 anni. La vicenda aveva provocato manifestazioni a Madrid e in altre città della Spagna, riportando al centro del confronto politico l’emergenza abitativa.
Prima delle votazioni, Sánchez si è rivolto direttamente alle forze contrarie ai decreti. Ha sollecitato una scelta fondata sulle esigenze dei cittadini, presentando gli interventi come il risultato di mesi di confronto e come risposte concrete a problemi complessi. L’appello non ha modificato gli orientamenti in aula.
Fallisce il negoziato con Junts
Il governo contava sul sostegno di Junts, il partito di Carles Puigdemont, con cui aveva discusso l’inserimento delle richieste catalane nei testi. Il confronto non è bastato a ottenere i voti necessari.
La ministra della Casa, Isabel Rodríguez, ha sostenuto che i decreti recepivano già il 90 per cento delle proposte avanzate dalla formazione indipendentista. Per favorire un accordo, aveva inoltre offerto la possibilità di trasformare le misure in disegni di legge.
Questa soluzione avrebbe consentito di introdurre precisazioni e modifiche tecniche durante il successivo percorso parlamentare. Anche tale apertura è rimasta senza esito, facendo emergere le difficoltà dell’esecutivo nel costruire maggioranze stabili sui principali dossier della legislatura.
Manifestanti davanti al Congresso di Madrid
Dopo il voto, centinaia di persone si sono radunate davanti al Congresso a Madrid per contestare il mancato via libera agli interventi. Sono state inoltre annunciate manifestazioni in oltre cinquanta città spagnole.
La Confederazione dei Sindacati degli inquilini ha invitato a sostenere uno sciopero generale per il diritto alla casa. L’organizzazione denuncia una distanza ormai profonda tra le richieste della popolazione e le decisioni assunte dai partiti in Parlamento.
Le associazioni impegnate sul fronte abitativo accusano le forze politiche di subire il condizionamento degli interessi legati alla rendita immobiliare.
Gli inquilini rilanciano la mobilitazione
La portavoce del sindacato degli inquilini, Valeria Racu, ha espresso a El País una netta contestazione dell’esito parlamentare. Ha criticato l’assenza di scelte politiche a favore dei cittadini e confermato la volontà di proseguire la mobilitazione nelle strade.
Alla pressione sul governo si affianca così quella delle organizzazioni sociali, che chiedono risposte sul diritto all’abitazione. Sul piano istituzionale, resta da definire la decisione di Sánchez: continuare la legislatura oppure ricorrere al voto anticipato.

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