Danno esistenziale, si spegne Paolo Cendon maestro dei diritti

Danno esistenziale, si spegne Paolo Cendon maestro dei diritti

L’ultimo saluto a Trieste per il giurista che cambiò la tutela

Il giurista Paolo Cendon, tra i più influenti civilisti italiani e voce decisiva nella costruzione moderna dei diritti delle persone fragili, è morto all’età di 85 anni nella clinica Salus di Trieste. Accanto a lui, negli ultimi istanti, la moglie Anita e le figlie Aline e Veronica. I funerali si terranno venerdì 30 gennaio alle 11 nella chiesa di Sant’Antonio Nuovo, sempre a Trieste, prima della tumulazione nella tomba di famiglia nel cimitero di San Michele a Venezia, città dove era nato.

Un maestro del diritto privato

Dal 1971 Cendon ha legato il suo nome all’Università di Trieste, dove ha insegnato per decenni come professore ordinario di Istituzioni di diritto privato, guidando anche l’Istituto giuridico della Facoltà di Economia. In quegli anni ha dato forma a una delle sue intuizioni più note: il danno esistenziale, concetto che ha inciso profondamente sulla giurisprudenza relativa al risarcimento del danno non patrimoniale, aprendo nuove prospettive nella tutela della persona.

Ancora più rivoluzionaria è stata la sua elaborazione dell’amministrazione di sostegno, introdotta con la legge n. 6 del 2004. Una riforma che ha segnato il superamento delle misure tradizionali di interdizione e inabilitazione, restituendo centralità ai bisogni concreti dell’individuo e alla sua autodeterminazione. Un cambio di paradigma che ha trasformato il modo in cui il diritto guarda alla fragilità.

Il contributo alla rivoluzione basagliana

Il nome di Cendon è intrecciato anche alla stagione della riforma psichiatrica italiana. Negli anni Settanta e Ottanta collaborò con il gruppo di Franco Basaglia a Trieste, contribuendo a definire l’architettura giuridica necessaria dopo la chiusura dei manicomi. In quel percorso lavorò con figure come Franco Rotelli, Peppe Dell’Acqua, Giovanna Del Giudice, Stefano Rodotà e Giovanna Visintini.

In quel contesto maturò la sua riflessione sul ruolo del diritto privato nella tutela delle persone con disagio psichico, un interrogativo che lo accompagnò per tutta la vita e che raccontò anche nel volume “I diritti dei più fragili”, dove descriveva la necessità di un diritto capace di riparare, oltre che di giudicare.

Una vita dedicata allo studio e alla divulgazione

Nato a Venezia il 9 novembre 1940, Cendon si era laureato con lode in giurisprudenza all’Università di Pavia nel 1963. Dopo gli anni da assistente, approdò a Trieste, dove costruì una carriera accademica solida e riconosciuta. Parallelamente, ha diretto riviste, coordinato tavoli istituzionali e curato collane giuridiche che hanno formato generazioni di studiosi.

La sua produzione scientifica è vasta e articolata: dai testi sulla responsabilità civile e sulla salute mentale fino ai volumi dedicati ai diritti dei bambini e al risarcimento del danno non patrimoniale. Ogni opera rifletteva una costante: l’attenzione alla persona, alla sua dignità, alla sua storia.

La narrativa come estensione del pensiero

Negli ultimi anni Cendon aveva affiancato alla ricerca giuridica una intensa attività narrativa. Romanzi e racconti che affrontavano, con sensibilità e sguardo umano, i temi della fragilità, dell’ascolto e della cura. Tra i titoli più recenti, “Ombre in cerca di ascolto” (2024) e “Vivere la propria vita” (2025), testimonianze di un pensiero che non ha mai smesso di interrogarsi sul valore dell’esistenza.

La sua eredità resta oggi nel lavoro di chi continua a difendere i diritti dei più vulnerabili, nelle norme che ha contribuito a costruire e nelle vite che quelle norme hanno protetto. Un lascito che attraversa il mondo accademico, le istituzioni e la società civile, e che continuerà a orientare il dibattito giuridico italiano.

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