In Parlamento nuove proposte tra obbligo e servizio civile
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aperto un nuovo fronte di discussione sul ritorno del servizio militare, ipotizzando una formula volontaria che richiama i modelli già sperimentati in Germania e Francia. “Lo schema non è molto diverso da quello tedesco, che prevede un automatismo, mentre quello francese è totalmente volontario”, ha spiegato in conferenza stampa a Parigi, sottolineando la necessità di un confronto parlamentare.
Crosetto ha rimarcato che l’Italia deve riflettere sulle scelte compiute negli ultimi vent’anni, quando lo strumento militare è stato ridotto. “Ci sono motivi di sicurezza che rendono importante un rafforzamento. La mia idea è portare un disegno di legge e farlo discutere al Parlamento”, ha aggiunto.
Le proposte in Parlamento
Attualmente alla Camera e al Senato sono depositati due testi che puntano a riaprire il capitolo della leva. Il primo, presentato il 15 maggio 2024 dal deputato leghista Eugenio Zoffili, propone l’istituzione di un servizio militare e civile universale territoriale, con sei mesi obbligatori per ragazzi e ragazze. Il progetto riprende quanto annunciato da Matteo Salvini al raduno degli Alpini di Vicenza, dove aveva invocato il ritorno della “Naia” come strumento di formazione e coesione nazionale.
Il secondo testo, firmato dal meloniano Edmondo Cirielli, prevede una delega al Governo per l’istituzione di un servizio nazionale militare di volontari, finalizzato alla mobilitazione. Una proposta che si inserisce nel solco di un modello più flessibile, pensato per rispondere alle esigenze di sicurezza senza imporre un obbligo generalizzato.
Venti anni senza leva
Dal 2005, con la legge Martino approvata dal governo Berlusconi, il servizio di leva obbligatorio è stato sospeso. Da allora, il tema è riemerso ciclicamente, tra nostalgie e richiami alla necessità di rafforzare la difesa. Vent’anni senza “Naia” hanno segnato una generazione, ma non hanno cancellato il dibattito.
Crosetto, con la sua proposta, riporta la questione al centro dell’agenda politica. La riflessione riguarda non solo l’aspetto militare, ma anche quello sociale: il servizio potrebbe diventare occasione di formazione civica, di solidarietà e di responsabilità collettiva.
Sicurezza e società
Il ministro insiste sulla dimensione della sicurezza, ma il dibattito si allarga al ruolo che un servizio militare o civile potrebbe avere nella società contemporanea. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, l’Italia si interroga su come garantire stabilità e difesa.
La discussione in Parlamento si annuncia accesa: da un lato chi sostiene la necessità di un obbligo per rafforzare il senso di appartenenza, dall’altro chi preferisce un modello volontario, più rispettoso delle scelte individuali.
(Redazione/Adnkronos)

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