Condanne globali dopo blitz USA in Venezuela e arresto Maduro

Reazioni dure da Russia, Cina, Iran, Brasile, Francia e Messico

Le reazioni internazionali all’operazione statunitense che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro si sono moltiplicate nel giro di poche ore, delineando un fronte critico che attraversa più continenti. La decisione di Washington di intervenire militarmente in Venezuela ha provocato una serie di prese di posizione che denunciano una violazione del diritto internazionale e un precedente giudicato pericoloso per gli equilibri globali.

La Francia è stata tra le prime capitali europee a esprimere una condanna netta. Parigi ha definito l’azione americana un atto che mina i principi fondamentali del diritto internazionale, ricordando che nessuna soluzione alla crisi venezuelana può essere imposta dall’esterno. Il ministro degli Esteri Jean‑Noel Barrot ha sottolineato che, pur riconoscendo le gravi responsabilità politiche e umanitarie attribuite a Maduro, l’uso della forza rappresenta una violazione del principio di non intervento, avvertendo che il ripetersi di simili iniziative da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza rischia di generare ricadute pesanti sulla sicurezza globale.

Da Mosca è arrivata una condanna altrettanto dura. Il ministero degli Esteri russo ha parlato di “atto di aggressione armata” e di un intervento privo di qualsiasi giustificazione sostenibile. Le autorità russe hanno espresso forte preoccupazione per la rimozione forzata di Maduro e della moglie, chiedendo chiarimenti immediati sulla loro situazione. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ha usato toni sarcastici per criticare il presidente degli Stati Uniti, definendo l’operazione un “perfetto esempio” del modo in cui Washington interpreta il proprio ruolo internazionale, accusando gli USA di aver agito in un Paese che non costituiva alcuna minaccia.

Anche l’Iran ha denunciato con fermezza l’attacco, parlando di una violazione flagrante della sovranità venezuelana e di un’aggressione priva di legittimità. Teheran, storicamente legata a Caracas, ha ribadito che l’uso della forza contro uno Stato sovrano rappresenta un pericolo per la stabilità regionale e per l’ordine internazionale.

Dalla Cina è giunta una presa di posizione altrettanto severa. Pechino ha dichiarato di essere “profondamente scioccata” dall’azione militare statunitense, accusando Washington di aver agito in modo sconsiderato e di aver colpito direttamente il presidente di un Paese sovrano. Il ministero degli Esteri cinese ha evidenziato che l’operazione viola gravemente il diritto internazionale e mette a rischio la pace dell’intera area latinoamericana.

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha definito l’intervento “inaccettabile” e un “precedente pericoloso”, ricordando che il Brasile ha sempre sostenuto la necessità di soluzioni diplomatiche nelle crisi internazionali. Lula ha avvertito che l’uso della forza, soprattutto in violazione delle norme internazionali, apre la strada a un mondo dominato dalla legge del più forte, minando il multilateralismo e la stabilità regionale. Ha inoltre richiamato la memoria dei periodi più bui dell’interferenza straniera in America Latina, invitando l’Onu a reagire con decisione.

Anche il Messico ha espresso una condanna netta, affermando che qualsiasi azione militare unilaterale mette a rischio la stabilità dell’intera regione. Il governo di Città del Messico ha respinto con fermezza l’operazione statunitense, ribadendo che la sovranità venezuelana deve essere rispettata e che l’uso della forza non può rappresentare una via percorribile per affrontare la crisi del Paese.

Le reazioni, provenienti da aree geopolitiche molto diverse, convergono su un punto: l’intervento statunitense e la cattura di Maduro rappresentano un passaggio che potrebbe ridefinire gli equilibri internazionali, alimentando tensioni e aprendo scenari di instabilità difficili da prevedere. In un contesto già segnato da conflitti e rivalità strategiche, la vicenda venezuelana rischia di diventare un nuovo terreno di confronto tra potenze globali, con implicazioni che vanno ben oltre i confini dell’America Latina

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*