Inchiesta su presunti abusi, il gip dispone cinque arresti cautelari
📌 Cinque agenti della Polizia locale di Milano sono stati arrestati con accuse che comprendono peculato, falso ideologico, arresto illegale e, per una commissaria, anche calunnia. L’inchiesta nasce dalla denuncia di un presunto pusher e dalle immagini delle telecamere che avrebbero smentito i verbali redatti.
Indagine della Procura, cinque arresti per agenti della Polizia locale
Cinque appartenenti alla Polizia locale di Milano sono finiti in carcere nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura che ipotizza i reati di peculato, arresto illegale e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. La misura cautelare riguarda una commissaria e quattro agenti, ritenuti gravemente indiziati di aver agito con modalità ripetute e secondo uno schema operativo ricorrente.
L’episodio centrale dell’indagine risale al 16 luglio scorso e riguarda la presunta sottrazione di 1.400 euro a un uomo nordafricano indicato dagli investigatori come presunto spacciatore. Pur essendo questo l’unico fatto contestato nell’ordinanza cautelare, gli accertamenti della magistratura interessano anche altri episodi sui quali sono ancora in corso approfondimenti.
Secondo il giudice per le indagini preliminari, la custodia cautelare è stata ritenuta necessaria per il rischio di reiterazione dei reati e per il possibile inquinamento delle prove.
Domani gli interrogatori di garanzia nel carcere di San Vittore
Gli arrestati saranno interrogati nel carcere di San Vittore, dove si trovano nel reparto destinato ai detenuti protetti. Davanti al giudice compariranno la commissaria Ilenja Sabato e gli agenti Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo.
Le accuse formulate dalla Procura comprendono arresto illegale, peculato e falso ideologico in atti pubblici. Per la commissaria viene contestato anche il reato di calunnia, con l’ipotesi di aver trasmesso alla Procura verbali che attribuivano al presunto spacciatore una resistenza a pubblico ufficiale pur sapendolo, secondo l’accusa, estraneo a quei fatti.
Le immagini delle telecamere al centro dell’inchiesta
Un ruolo decisivo nell’indagine è stato svolto dai sistemi di videosorveglianza. Secondo quanto riportato nell’ordinanza del giudice, le registrazioni acquisite avrebbero confermato la versione fornita dal presunto pusher e smentito quella riportata nei verbali di servizio.
L’acquisizione delle immagini è avvenuta su richiesta della difesa dell’uomo arrestato, che aveva contestato la ricostruzione degli agenti. Per il giudice, i filmati rappresenterebbero un elemento oggettivo capace di ricostruire con precisione la sequenza dei fatti.
L’operazione organizzata tra Corsico e Milano
Secondo l’ipotesi investigativa, gli agenti avrebbero predisposto l’intervento in ogni dettaglio. L’operazione si sarebbe sviluppata a Corsico, territorio esterno alla competenza della Polizia locale di Milano.
Gli investigatori ritengono che sia stato individuato un acquirente destinato a incontrare il presunto spacciatore per una cessione di circa 500 grammi di hashish. Successivamente gli agenti sarebbero intervenuti utilizzando due auto civetta.
Le immagini del parcheggio di viale Liberazione a Corsico avrebbero documentato sia la consegna della droga sia il successivo arresto. Per il giudice, i verbali sarebbero stati predisposti con l’obiettivo di far apparire l’intervento come regolarmente eseguito in territorio di competenza.
Il denaro sequestrato e le contestazioni sui verbali
Tra gli aspetti evidenziati nell’ordinanza compare anche la gestione del denaro sequestrato. Gli investigatori contestano infatti che circa 1.450 euro, ritenuti provento della vendita di droga, non sarebbero stati riportati nei verbali ufficiali.
Il giudice osserva inoltre che l’operazione sarebbe stata costruita con l’obiettivo di procedere all’arresto di una persona già nota per precedenti specifici. Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, gli atti redatti dagli agenti avrebbero consentito al presunto spacciatore di essere sottoposto a custodia cautelare sulla base di una rappresentazione dei fatti che l’inchiesta ritiene non corrispondente alla realtà.
La precedente perquisizione e il ruolo della Procura
Gli atti dell’indagine richiamano anche una precedente attività investigativa svolta nel mese di maggio. In quella circostanza una squadra guidata dalla commissaria Sabato aveva effettuato una perquisizione nell’abitazione del fratello dell’acquirente coinvolto nell’episodio del 16 luglio.
L’operazione, eseguita sulla base di informazioni confidenziali riguardanti una presunta attività di spaccio, si era però conclusa senza alcun risultato.
Secondo il giudice, soltanto il lavoro congiunto tra la difesa dell’uomo arrestato e la Procura ha consentito di verificare il contenuto dei verbali confrontandolo con le immagini registrate dalle telecamere.
Il caso della telecamera comunale bloccata
Uno degli aspetti che ha attirato maggiormente l’attenzione degli investigatori riguarda una telecamera del Comune di Milano. L’impianto, installato nei pressi dell’incrocio tra via Ludovico il Moro e via Santi Ferrando, avrebbe dovuto riprendere l’area dove gli agenti sostenevano di aver completato le operazioni di arresto.
Secondo il giudice, il dispositivo risultava inspiegabilmente orientato in una direzione diversa proprio durante la fascia oraria interessata dall’intervento. Le immagini disponibili tra le 15 e le 18.30 sarebbero quindi risultate solo parziali.
L’ordinanza evidenzia inoltre che la telecamera avrebbe ripreso il normale funzionamento alle 17.51, circa 51 minuti dopo l’arresto, circostanza che il giudice considera meritevole di ulteriori approfondimenti investigativi.
Le immagini decisive del distributore di carburante
A completare il quadro probatorio sono state anche le registrazioni del distributore di carburante situato in via Ludovico il Moro. Secondo il giudice, questi filmati, insieme a quelli acquisiti nel Comune di Corsico, avrebbero consentito di ricostruire con precisione l’intera sequenza dei fatti.
Le immagini, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza cautelare, avrebbero escluso alcuni elementi riportati nei verbali, tra cui la presunta fuga del fermato e il tentativo di resistenza fisica nei confronti degli agenti.
L’inchiesta prosegue ora con gli interrogatori di garanzia e con gli ulteriori accertamenti della Procura, chiamata a verificare anche gli altri episodi finiti sotto la lente degli investigatori e l’eventuale coinvolgimento di ulteriori persone nella vicenda.

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