Indagine su lavori PNRR, coinvolti imprenditori e tecnici
La Villa Comunale di Cassino è stata posta sotto sequestro preventivo nell’ambito di una vasta inchiesta coordinata dalla Procura Europea che ipotizza un articolato sistema di gestione illecita di rifiuti durante gli interventi di riqualificazione finanziati attraverso risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone, attraverso il Nucleo Investigativo di Polizia Forestale, Ambientale e Agroalimentare, con il supporto dei Nuclei Operativi Ecologici di Roma e Latina.
L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino su richiesta del Procuratore Europeo Delegato di Roma. Al centro dell’attività investigativa vi sono i lavori di recupero e rifunzionalizzazione del principale parco pubblico cittadino, un intervento destinato a migliorare e valorizzare una delle aree verdi più frequentate della città.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il progetto prevedeva l’utilizzo di terreno vegetale di qualità certificata, caratterizzato dall’assenza di infestanti, residui e materiali inerti, oltre a un adeguato contenuto di sostanza organica. Tale materiale era stato regolarmente inserito nei documenti progettuali e valorizzato economicamente all’interno del quadro dei lavori.
Le indagini avrebbero però evidenziato uno scenario differente. Al posto del terreno previsto dal capitolato, sarebbero stati conferiti nel cantiere quasi settemila metri cubi di materiale derivante dalla lavorazione di rifiuti provenienti da attività di demolizione e costruzione. Secondo gli investigatori, tali materiali avrebbero mantenuto la qualifica giuridica di rifiuto e sarebbero stati introdotti nell’area verde in violazione delle disposizioni ambientali e contrattuali.
L’inchiesta ipotizza che il materiale sia stato ottenuto senza costi e successivamente impiegato nel cantiere attraverso documentazione che lo qualificava come prodotto recuperato. Questa modalità avrebbe consentito agli indagati, secondo l’accusa, di evitare le spese necessarie per il corretto smaltimento e, contemporaneamente, di ottenere il pagamento previsto per la fornitura di terreno vegetale che non sarebbe stato effettivamente consegnato.
Gli approfondimenti tecnici hanno inoltre portato alla luce possibili criticità sotto il profilo sanitario e ambientale. Durante i sopralluoghi erano già stati individuati frammenti di vetro, materiali estranei e altri residui distribuiti nel terreno. Le successive analisi di laboratorio avrebbero confermato la presenza di contaminanti con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla normativa per aree destinate a verde pubblico e utilizzo residenziale.
Tra le sostanze rilevate figurerebbero diversi metalli pesanti, tra cui arsenico, berillio, selenio e stagno. La circostanza assume particolare rilevanza considerando che la Villa Comunale rappresenta uno dei principali spazi pubblici della città, frequentato quotidianamente da famiglie, bambini, anziani e cittadini che utilizzano il parco per attività ricreative e sociali.
Nel procedimento risultano coinvolti quattro imprenditori, amministratori di tre società operative tra Lazio, Campania e Molise, oltre a tre figure tra amministratori pubblici e tecnici incaricati della gestione dell’appalto. Le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti comprendono traffico organizzato di rifiuti, realizzazione di discarica abusiva e tentata truffa ai danni del Comune.
Contestualmente al sequestro dell’area interessata, sono stati posti sotto sequestro anche dieci mezzi utilizzati per il trasporto dei materiali. Gli investigatori stanno inoltre eseguendo perquisizioni e acquisizioni documentali presso aziende, uffici pubblici e studi professionali coinvolti nella vicenda, raccogliendo una consistente quantità di atti amministrativi, documentazione contabile e supporti informatici.
L’inchiesta prosegue per definire l’esatta portata delle responsabilità e per individuare gli interventi necessari alla messa in sicurezza e alla bonifica dell’area, con l’obiettivo di garantire la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Come previsto dalla legge, tutte le persone coinvolte devono essere considerate presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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