Camera respinge chat di Delmastro, scontro politico durissimo Aula

Camera respinge chat di Delmastro, scontro politico durissimo Aula

Voto segreto alla Camera divide maggioranza e opposizioni ancora

📌 La Camera ha respinto con voto segreto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat di Andrea Delmastro. Il confronto ha acceso l’Aula tra richiami alle garanzie costituzionali, accuse reciproche e un duro scontro politico tra maggioranza e opposizioni.


Il voto dell’Aula chiude la richiesta della Procura

La Camera dei deputati ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le conversazioni contenute nel telefono dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro. Il via libera richiesto dai magistrati è stato bocciato al termine di una seduta caratterizzata da forti tensioni politiche e da un lungo confronto tra maggioranza e opposizioni.

La decisione è arrivata con voto segreto. I deputati contrari all’acquisizione delle chat sono stati 206, mentre quelli favorevoli si sono fermati a 133. L’esito ha confermato la posizione della maggioranza, che ha scelto di negare l’autorizzazione richiesta dagli inquirenti.

Le conversazioni riguardano i rapporti tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indicato come ex prestanome del clan Senese e padre di Miriam Caroccia, che per un periodo limitato è stata socia dello stesso Delmastro nell’attività di ristorazione denominata “Bisteccherie d’Italia”. L’ex sottosegretario non risulta indagato.

Le motivazioni della maggioranza

I gruppi che sostengono il Governo hanno difeso la scelta richiamando le garanzie previste dalla Costituzione per i parlamentari. Il relatore di maggioranza Pietro Pittalis ha sostenuto che il diniego all’acquisizione delle chat non impedisce alla Procura di Roma di proseguire gli accertamenti con gli strumenti previsti dalla legge.

Secondo Pittalis, la tutela prevista dall’articolo 68 della Costituzione deve essere rispettata integralmente e rappresenta una garanzia per il corretto esercizio della funzione parlamentare.

Anche Paolo Barelli ha contestato la richiesta formulata dagli inquirenti, osservando che non sarebbe stata limitata a singole conversazioni ma avrebbe interessato il contenuto complessivo del dispositivo. Laura Cavandoli ha condiviso questa lettura, definendo l’iniziativa una ricerca indiscriminata di elementi utili alle indagini.

Le opposizioni chiedono piena collaborazione con la magistratura

Di segno completamente opposto gli interventi dei gruppi di minoranza. Federico Gianassi, relatore per il Partito Democratico, ha sostenuto che la vicenda rappresenti un passaggio delicato per il rapporto tra istituzioni democratiche e magistratura.

Secondo il deputato dem, le garanzie costituzionali non dovrebbero trasformarsi in un ostacolo agli approfondimenti investigativi. Anche Azione, attraverso Matteo Richetti, si è espressa a favore dell’autorizzazione richiesta dalla Procura di Roma.

Per le opposizioni, impedire l’acquisizione delle conversazioni significa limitare la possibilità per gli inquirenti di completare gli accertamenti su una vicenda ritenuta di interesse pubblico.

Conte attacca il Governo, tensione nell’emiciclo

Il dibattito ha raggiunto i momenti più accesi durante l’intervento del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio ha accusato la maggioranza di utilizzare le garanzie parlamentari come strumento di protezione politica.

Nel suo intervento Conte ha sostenuto che le conversazioni richieste dalla Procura potrebbero avere rilevanza anche ai fini del diritto di difesa di Mauro Caroccia. Ha inoltre criticato il comportamento della maggioranza sul tema della giustizia, richiamando anche la figura di Paolo Borsellino.

Durante la discussione la presidente di turno Anna Ascani è intervenuta più volte per richiamare il rispetto del regolamento parlamentare. Nel corso della seduta il questore Paolo Trancassini ha invitato il viceministro Edmondo Cirielli e la sottosegretaria Paola Frassinetti a lasciare l’emiciclo, trattandosi di una materia interna alla Camera.

Le proteste dei gruppi parlamentari

La seduta è stata accompagnata anche da gesti simbolici da parte delle opposizioni. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno sollevato i telefoni cellulari durante il dibattito, mentre i parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra hanno indossato una benda sugli occhi nel corso dell’intervento di Elisabetta Piccolotti.

Le iniziative hanno contribuito ad aumentare il clima di tensione in Aula, già caratterizzato da frequenti interruzioni e proteste tra i diversi schieramenti politici.

L’intervento di Elly Schlein

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha definito la decisione della Camera una scelta che incide direttamente sul rapporto tra Parlamento e magistratura. Nel suo intervento ha sostenuto che la richiesta della Procura non fosse né generica né indiscriminata.

Schlein ha inoltre ricordato che Andrea Delmastro aveva più volte dichiarato pubblicamente di non avere nulla da nascondere, chiedendo quindi le ragioni del voto contrario espresso dalla maggioranza.

Secondo la leader democratica, l’interesse pubblico avrebbe richiesto di consentire alla magistratura di svolgere tutti gli approfondimenti ritenuti necessari.

La replica finale di Fratelli d’Italia

A chiudere il confronto è stato Galeazzo Bignami per Fratelli d’Italia. Il capogruppo ha criticato duramente le opposizioni, contestando alcuni passaggi degli interventi precedenti e rivolgendo accuse politiche a Giuseppe Conte.

Nel suo intervento Bignami ha ricordato che Andrea Delmastro aveva lasciato il proprio incarico e presentato pubblicamente le proprie scuse per la vicenda che lo aveva coinvolto. Successivamente ha richiamato anche la figura di Paolo Borsellino e la sua mancata elezione alla Presidenza della Repubblica, provocando nuove proteste dai banchi dell’opposizione.

Il risultato politico della giornata

Il voto della Camera conclude questa fase della vicenda con il rigetto della richiesta avanzata dalla Procura di Roma. La maggioranza rivendica la tutela delle prerogative costituzionali dei parlamentari, mentre le opposizioni sostengono che la decisione impedisca ulteriori verifiche giudiziarie.

Il confronto ha evidenziato ancora una volta le profonde divisioni politiche sul rapporto tra Parlamento e magistratura, trasformando la votazione sulle chat di Andrea Delmastro in uno dei principali scontri istituzionali della giornata.

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