Blocco navale Usa su Hormuz, riprendono raid contro l’Iran
Stretta americana nello Stretto, Teheran respinge gli accordi
L’escalation tra Stati Uniti e Iran registra un nuovo sviluppo con il ripristino del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz. La misura, annunciata dal presidente Donald Trump e confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), è entrata in vigore alle ore 16 della costa orientale americana, corrispondenti alle 22 in Italia. Contestualmente, le forze armate statunitensi hanno avviato una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani nell’area strategica del Golfo.
Secondo quanto comunicato dal Centcom, le operazioni militari sono iniziate poco prima dell’attivazione ufficiale del blocco navale, nell’ambito di una strategia che punta a limitare il traffico marittimo diretto verso i porti iraniani attraverso una delle rotte commerciali più importanti del pianeta.
Nuovi raid americani prima dell’entrata in vigore del blocco
Le operazioni militari sono state confermate direttamente dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha diffuso un aggiornamento attraverso il proprio profilo ufficiale sulla piattaforma X. Il messaggio riferisce che gli attacchi sono stati avviati mentre le forze americane completavano i preparativi per la ripresa del blocco marittimo nei confronti dell’Iran.
L’iniziativa rappresenta una nuova fase della pressione esercitata da Washington nei confronti della Repubblica islamica. Il provvedimento impedisce alle navi commerciali di raggiungere o lasciare i porti iraniani attraversando lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una quota significativa del traffico energetico mondiale.
Lo Stretto di Hormuz torna al centro della crisi
Lo Stretto di Hormuz costituisce uno dei punti strategici più delicati del commercio internazionale, poiché attraverso questo corridoio transitano quotidianamente numerose petroliere e navi cargo impegnate nel trasporto di petrolio e gas naturale.
Non si tratta della prima applicazione di questa misura. Gli Stati Uniti avevano infatti già imposto un blocco analogo nei confronti dell’Iran per circa due mesi, tra aprile e giugno, estendendo le operazioni militari e di controllo marittimo dal Medio Oriente fino all’Oceano Indiano.
Con il ripristino del dispositivo navale, Washington torna quindi ad esercitare un controllo diretto sui movimenti commerciali collegati ai porti iraniani, in un contesto di crescente tensione nell’area del Golfo Persico.
La posizione annunciata da Donald Trump
Nei giorni precedenti Donald Trump aveva illustrato la nuova strategia americana, definendo gli Stati Uniti “il guardiano” dello Stretto di Hormuz. Il presidente aveva inoltre annunciato l’intenzione di imporre agli operatori commerciali un costo pari al 20% del valore delle merci trasportate come compensazione per il ruolo svolto dagli Stati Uniti nella sicurezza della navigazione.
Successivamente, tuttavia, il capo della Casa Bianca ha modificato la propria posizione, spiegando che i Paesi arabi del Golfo avrebbero raggiunto accordi commerciali e di investimento con gli Stati Uniti, elemento che ha portato ad una diversa impostazione rispetto all’ipotesi iniziale relativa ai costi da applicare agli operatori.
Teheran prende le distanze dagli accordi con Washington
Sul fronte iraniano arriva una netta presa di posizione del viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha dichiarato come la Repubblica islamica non ritenga più vincolanti gli impegni contenuti nell’intesa in quattordici punti raggiunta con gli Stati Uniti il mese scorso.
Secondo il rappresentante del governo iraniano, con il ripristino del blocco navale Washington avrebbe di fatto abbandonato gli impegni contenuti nel cosiddetto Protocollo di Islamabad, facendo venir meno le condizioni sulle quali era stato costruito il memorandum d’intesa.
Il riferimento al Protocollo di Islamabad
Kazem Gharibabadi ha sostenuto che il nucleo dell’intesa riguardava la cessazione delle operazioni militari contro la Repubblica islamica dell’Iran e sugli altri fronti regionali, compreso il Libano.
Nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente statale iraniana Irib, il viceministro ha affermato che, alla luce della ripresa delle operazioni americane, non esistono più obblighi validi né per Washington né per Teheran derivanti dal memorandum raggiunto il mese scorso.
Nessuna riapertura dello Stretto secondo Teheran
L’esponente del governo iraniano ha inoltre respinto l’ipotesi di una riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale quale conseguenza degli accordi precedentemente annunciati.
Kazem Gharibabadi ha definito “irragionevole e infondata” l’aspettativa che l’Iran continui a rispettare gli impegni previsti dall’intesa, sostenendo che un aumento della pressione politica e militare non convincerà la Repubblica islamica a tornare al tavolo negoziale.
La riattivazione del blocco navale statunitense e i nuovi raid nell’area dello Stretto di Hormuz segnano così un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra Washington e Teheran, riportando al centro dell’attenzione internazionale uno dei principali snodi strategici per il commercio energetico globale.

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