La difesa: ribadiranno di non avere mai conosciuto Lavitola
Meta description: Attentato a Sigfrido Ranucci, domani l’interrogatorio degli arrestati. I difensori annunciano: risponderanno alle domande dei pm.
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📌 FLASH NEWS – Attentato a Sigfrido Ranucci, domani gli arrestati saranno interrogati dal pm. Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello sono pronti a rispondere. I difensori anticipano che ribadiranno di non conoscere Valter Lavitola.
Sono intenzionati a rispondere alle domande degli inquirenti e a fornire la propria ricostruzione Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato avvenuto davanti all’abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’interrogatorio davanti al pubblico ministero è fissato per domani e potrebbe rappresentare un nuovo passaggio nell’indagine.
Ad annunciare la decisione sono gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori di tre dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato.
I legali hanno incontrato nella mattinata del 26 agosto in carcere D’Avino e Passariello proprio in preparazione dell’interrogatorio. Secondo quanto anticipato dalla difesa, i due intendono rispondere alle contestazioni formulate dalla procura e chiarire la propria posizione.
Un punto viene già indicato come centrale dai legali: gli assistiti sosterranno di non conoscere Valter Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato.
Gli arrestati vogliono rispondere alle domande
“I nostri assistiti vogliono parlare e sono intenzionati a rispondere e a chiarire in merito alle accuse contestate dalla procura”, hanno affermato gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri.
La decisione segna un cambiamento rispetto alla condotta mantenuta precedentemente dagli indagati. Fino a questo momento, infatti, i tre uomini detenuti in carcere e Marika De Filippis, sottoposta agli arresti domiciliari, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee.
L’interrogatorio previsto per domani consentirà dunque agli inquirenti di rivolgere direttamente le proprie domande agli arrestati e alla difesa di esporre la versione dei fatti degli assistiti.
Pagliarulo ha anticipato uno degli elementi che saranno ribaditi davanti al pubblico ministero: D’Avino e Passariello negheranno di conoscere Lavitola.
Le accuse contestate nell’inchiesta
Le persone coinvolte nell’indagine sono accusate, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento.
Alle contestazioni si aggiungono le aggravanti legate, secondo l’impostazione accusatoria, all’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
L’inchiesta punta a ricostruire i diversi livelli dell’azione, individuando non soltanto chi avrebbe materialmente partecipato all’attentato, ma anche il percorso attraverso il quale sarebbe stato trasmesso il mandato.
Proprio questo aspetto potrebbe essere uno dei temi centrali dell’interrogatorio. Gli inquirenti intendono infatti approfondire il perimetro dell’incarico che sarebbe stato ricevuto da Gomes Clesio Tavares.
Il ruolo attribuito a Gomes Clesio Tavares
Gomes Clesio Tavares viene considerato dagli investigatori l’intermediario nella vicenda ed è tuttora in Africa.
Il chiarimento sulla natura e sui contenuti del mandato rappresenta un elemento importante per ricostruire la catena che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe condotto alla realizzazione dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci.
Le dichiarazioni attese dagli arrestati potranno quindi essere valutate anche in relazione alla posizione attribuita a Tavares e agli altri elementi già acquisiti nel corso dell’indagine.
La richiesta di interrogatorio arriva inoltre dopo un altro sviluppo significativo dell’inchiesta: le dichiarazioni di Valter Lavitola, che ha ammesso il proprio ruolo di mandante.
La confessione di Valter Lavitola
Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato, fornendo però una propria spiegazione sulle finalità e sulle modalità dell’azione che avrebbe immaginato.
Secondo quanto sostenuto da Lavitola, il suo obiettivo sarebbe stato quello di far aumentare il livello di protezione assegnato al conduttore di Report.
L’ex editore e imprenditore ha inoltre affermato di aver pensato a un’azione differente rispetto a quella poi realizzata. Nella sua versione, infatti, non avrebbe previsto l’utilizzo di una bomba.
Lavitola ha sostenuto di aver immaginato quattro o cinque colpi di pistola a carattere dimostrativo, da esplodere contro il muro dell’abitazione di Ranucci.
Questa ricostruzione costituisce uno degli elementi rispetto ai quali gli inquirenti stanno cercando di definire responsabilità, rapporti e passaggi avvenuti tra il presunto mandante, l’intermediario e le persone accusate dell’esecuzione materiale.
La difesa: non conoscevano Lavitola
L’interrogatorio di domani assume quindi particolare rilievo anche alla luce della confessione. La linea anticipata dai difensori contiene però un elemento netto: gli arrestati ribadiranno di non conoscere Valter Lavitola.
Sarà dunque necessario verificare come la versione fornita dagli indagati si inserirà nel quadro ricostruito dalla procura e quali spiegazioni verranno offerte sui rapporti contestati nell’indagine.
D’Avino e Passariello, secondo quanto riferito dai loro avvocati dopo il colloquio in carcere, hanno scelto di non mantenere il silenzio e intendono fornire risposte.
L’interrogatorio potrebbe inoltre consentire di approfondire la presunta catena di collegamento attraverso Gomes Clesio Tavares, indicato dagli investigatori come intermediario e attualmente in Africa.
Il 7 settembre il Riesame per Lavitola
Parallelamente agli interrogatori degli arrestati prosegue anche il percorso giudiziario relativo alla posizione di Valter Lavitola.
Per l’ex editore e imprenditore è prevista il 7 settembre l’udienza davanti al Tribunale del Riesame. In quella sede Lavitola dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee.
Il nuovo appuntamento arriverà quindi dopo l’interrogatorio degli arrestati e dopo la confessione nella quale Lavitola ha riconosciuto il proprio ruolo di mandante, sostenendo però che l’azione da lui immaginata avrebbe dovuto avere caratteristiche diverse.
Le indagini dovranno ora confrontare le diverse ricostruzioni e verificare come sarebbe stato trasmesso il mandato e quali indicazioni sarebbero state effettivamente ricevute dagli esecutori.
L’interrogatorio fissato per domani rappresenta in questo quadro un passaggio rilevante: dopo essersi inizialmente avvalsi della facoltà di non rispondere, gli arrestati hanno deciso di parlare con il pubblico ministero e di affrontare le contestazioni mosse dalla procura.

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