Scenario violento tra le strade della città, agenti nel mirino
TORINO – Il racconto emerge con una forza drammatica dalle pagine della querela presentata da Alessandro Calista, l’operatore delle forze dell’ordine rimasto coinvolto negli scontri avvenuti durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero dello spazio occupato Askatasuna. Sabato scorso, nel capoluogo piemontese, quella che doveva essere una protesta si è trasformata in un teatro di violenza metropolitana, dove la tenuta psicofisica degli agenti è stata messa a dura prova da un’offensiva pianificata e brutale. Calista descrive momenti di puro terrore, definendo come ingestibile la pressione esercitata da una folla che non cercava solo il contatto, ma l’annientamento della difesa istituzionale.
La dinamica del brutale accerchiamento ai danni dell’agente
Secondo la ricostruzione ufficiale, durante le operazioni necessarie a contenere la spinta dei manifestanti, la squadra di intervento è stata investita da una pioggia di oggetti contundenti. Non si è trattato di un semplice lancio di sassi, ma di un vero e proprio sbarramento composto da pietre, bottiglie di vetro, fuochi d’artificio, pesanti tombini in ghisa e martelli. In questo contesto di caos controllato, l’agente è stato isolato dal resto del gruppo. Calista riferisce di essere stato spinto con estrema violenza e poi trascinato per diversi metri oltre il cordone di sicurezza, finendo alla mercé degli assalitori che hanno approfittato della sua vulnerabilità per colpirlo ripetutamente.
Il salvataggio provvidenziale e la perdita delle dotazioni
Il poliziotto ha vissuto attimi di estrema criticità quando numerosi individui hanno iniziato a sfilargli il casco e lo scudo protettivo. Una volta privato delle protezioni fondamentali, l’agente è diventato il bersaglio di colpi diretti alla testa e al busto. Nella sua testimonianza, Calista sottolinea come sia stato impossibile arginare la furia dell’intero gruppo, nonostante i tentativi disperati di divincolarsi. Solo la reazione immediata di un collega, che si è lanciato nel cuore della mischia per recuperarlo, ha evitato conseguenze potenzialmente tragiche. Durante la colluttazione, gli aggressori sono riusciti a sottrarre lo scudo, la maschera antigas e il casco, lasciando l’operatore totalmente esposto ai pericoli della piazza.
La battaglia legale contro la diffamazione sulle reti social
Parallelamente ai risvolti clinici e penali, si apre adesso un fronte legato alla tutela dell’immagine dei poliziotti coinvolti. L’avvocato Rachele Selvaggia De Stefanis, legale dell’agente ferito, ha denunciato con fermezza l’avvio di una campagna denigratoria sulle piattaforme social. Molti post e commenti starebbero mettendo in discussione la veridicità delle lesioni riportate e la dinamica stessa dei fatti avvenuti a Torino. La legale ha definito gravissimi questi attacchi personali rivolti a giovani servitori dello Stato, annunciando che ogni post diffamatorio verrà analizzato con estrema attenzione. Non si esclude infatti il deposito di nuove querele per proteggere l’onore e la dignità professionale di chi è rimasto ferito in servizio.

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