Arsenali sotto pressione, scontro Usa-Iran

Accordo nucleare Iran-Usa: Trump ferma i raid in 5 giorni

Missili e difese al centro della guerra iniziata

Prosegue il confronto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran nel conflitto avviato il 28 febbraio, mentre si intensifica anche la battaglia sulle rispettive capacità belliche. Al centro dello scontro, la tenuta degli arsenali e la disponibilità di missili e sistemi di intercettazione.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene che Teheran stia progressivamente esaurendo le proprie scorte missilistiche. Da Washington viene ribadita la disponibilità di riserve ampie di armamenti e munizioni avanzate, ritenute sufficienti a sostenere un’operazione pianificata su un arco temporale di quattro o cinque settimane, con la possibilità di prolungare l’impegno militare qualora necessario.

Le dichiarazioni del presidente arrivano anche in risposta a quanto riportato dal Wall Street Journal, secondo cui l’intensità dei lanci iraniani metterebbe sotto pressione i sistemi di difesa dispiegati nell’area del Golfo, in particolare le batterie Patriot e gli altri apparati di intercettazione a protezione dei Paesi alleati. Il quotidiano statunitense ha evidenziato il rischio di un rapido consumo delle scorte di missili difensivi impiegati per neutralizzare gli attacchi provenienti dall’Iran. La Casa Bianca ha respinto questa ricostruzione, definendola infondata.

Sul piano operativo, lo Stato maggiore americano ha confermato il rafforzamento del dispositivo militare nella regione. Il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Dan Caine, ha annunciato l’invio di ulteriori uomini e mezzi. Nella fase iniziale dell’operazione denominata “Furia Epica”, le forze statunitensi hanno colpito oltre 1.700 obiettivi attraverso l’impiego di bombardieri strategici B-1 e B-52 e di caccia F-15. Secondo la ricostruzione fornita da Washington, le operazioni hanno interessato infrastrutture navali, sistemi di difesa aerea e postazioni di lancio missilistico iraniane.

Dall’altra parte, Teheran respinge l’ipotesi di un indebolimento delle proprie capacità offensive. Il portavoce del ministero della Difesa iraniano, generale Reza Talaei-Nik, ha affermato che il Paese sarebbe in grado di sostenere un conflitto prolungato e che le armi più sofisticate non sarebbero state ancora impiegate nella fase iniziale della guerra. Le dichiarazioni sono state diffuse dall’agenzia ufficiale IRNA.

All’inizio delle ostilità, le stime attribuivano all’Iran una disponibilità compresa tra 1.000 e 1.500 missili balistici e da crociera. Tra questi figurano i Soumar, con un raggio d’azione di circa 3.000 chilometri, e i Sejjil, capaci di raggiungere bersagli fino a 2.000 chilometri di distanza. Ampio anche il numero di droni della serie Shahed, velivoli a basso costo in grado di operare su distanze fino a 1.700 chilometri.

Tra i sistemi più avanzati in dotazione a Teheran vi è il missile ipersonico Fattah. Secondo i dati diffusi dai media iraniani, il vettore può raggiungere velocità comprese tra Mach 13 e Mach 15, equivalenti a circa 16.000-18.500 chilometri orari, con un raggio operativo stimato attorno ai 1.400 chilometri. Alimentato a combustibile solido, il missile sarebbe progettato per trasportare anche testate nucleari e dotato di capacità di manovra in volo tali da rendere complessa l’intercettazione da parte dei sistemi di difesa avversari.

Il confronto resta quindi aperto non solo sul terreno, ma anche sulla reale consistenza e sostenibilità degli arsenali coinvolti, in una fase in cui l’intensità degli attacchi continua a mettere alla prova le capacità offensive e difensive di entrambi gli schieramenti.

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