Arresti per sequestro Nicosia [VIDEO]: tre in carcere a Vittoria

Arresti per sequestro Nicosia: tre in carcere a Vittoria

Operazione congiunta Polizia e DDA Catania dopo indagini rapide

La Polizia di Stato ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro del giovane Gaetano Nicosia, avvenuto a Vittoria lo scorso 25 settembre. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Catania su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, è stato notificato nelle prime ore del mattino a Gianfranco Stracquadaìni e ad altri due indagati. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Ragusa, dal Commissariato di Vittoria, dalla SISCO di Catania e dal Servizio Centrale Operativo, che ha fornito supporto tecnico e investigativo.

Secondo le ricostruzioni investigative, i tre sono ritenuti gravemente indiziati di aver agito in concorso nel sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni del minore, oltre che nei reati di furto aggravato e nel porto e detenzione illegale di armi da fuoco. L’attività d’indagine è partita subito dopo il rapimento, con una serie di approfondimenti che, per oltre un mese, hanno coinvolto diversi reparti specializzati, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. Le verifiche hanno permesso di raccogliere elementi ritenuti determinanti per ricostruire l’intera dinamica e individuare le responsabilità degli indagati.

Nel corso delle indagini sono stati utilizzati strumenti tecnici di intercettazione telefonica e ambientale, integrati con attività di analisi del Servizio Centrale Operativo. Da tali approfondimenti sarebbe emersa la posizione di preminenza di Stracquadaìni all’interno del gruppo criminale coinvolto nel sequestro. L’uomo, secondo gli investigatori, avrebbe svolto il ruolo di promotore e organizzatore dell’azione, partecipando attivamente anche alla fase esecutiva insieme agli altri due indagati.

Gli accertamenti hanno inoltre collegato il gruppo al furto di una Fiat Panda di colore blu, una delle due vetture utilizzate per il rapimento. L’auto era stata rubata a Ragusa la sera precedente ai fatti, il 24 settembre. Questo episodio è stato ritenuto dagli investigatori parte integrante della pianificazione del sequestro, poiché il mezzo sarebbe stato impiegato nella fase operativa dell’azione criminale.

Un ulteriore elemento emerso riguarda la disponibilità di armi da fuoco da parte degli indagati. Secondo gli inquirenti, il gruppo aveva accesso a pistole che sarebbero state impiegate per portare a termine il sequestro. Tale circostanza è stata confermata dal ritrovamento, avvenuto il 15 ottobre durante la cattura di Stracquadaìni nei pressi di un’abitazione del centro di Comiso, di due pistole calibro 7,65 con matricola abrasa e munizioni. Le armi si trovavano all’interno dell’immobile in cui l’uomo si nascondeva da oltre un anno. L’indagato, infatti, era latitante perché ritenuto coinvolto, insieme ad altri soggetti, nel tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia verificatosi il 25 aprile 2024.

L’operazione di oggi rappresenta uno sviluppo significativo nel procedimento avviato dalla DDA di Catania, che prosegue l’attività investigativa per completare la ricostruzione dei fatti e accertare eventuali ulteriori responsabilità. Le autorità giudiziarie continuano a monitorare il contesto criminale nel quale sarebbe maturato il sequestro, considerato un episodio particolarmente grave per modalità e finalità.

Al centro delle indagini è stata posta la ricostruzione del sequestro del giovane, sottratto con modalità repentine e successivamente trattenuto per finalità estorsive. Le analisi condotte dagli investigatori hanno portato a individuare i collegamenti tra i tre indagati, ricostruendone i contatti, gli spostamenti e il coinvolgimento nelle diverse fasi dell’azione. Parallelamente è stata approfondita la presenza di armi da fuoco nella disponibilità del gruppo, elemento che ha aggiunto ulteriore gravità al contesto delittuoso.

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