Nepal-Cina: 95 morti, 403 persone disperse bilancio in aumento

Terremoto e piena devastano Rasuwa, soccorsi ancora in corso

📌 FLASH NEWS – Frana e alluvione al confine tra Nepal e Cina: almeno 95 morti e 403 dispersi. Il sisma avrebbe provocato lo smottamento che ha ostruito il Bhote Koshie. Farnesina al lavoro per verificare gli italiani presenti nella zona Ue.


Una violenta alluvione provocata da una frana innescata da un terremoto ha colpito il distretto di Rasuwa, in Nepal, lungo il confine con la Cina, causando almeno 95 morti e 403 dispersi. Tra le persone delle quali non si hanno ancora notizie figurano numerosi cittadini stranieri che si trovavano nella regione himalayana.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, il disastro sarebbe stato originato da uno smottamento di roccia e ghiaccio che ha ostruito il corso del fiume Bhote Koshie. L’accumulo avrebbe determinato la successiva e improvvisa piena, con una massa di acqua, fango e detriti che si è riversata nelle vallate, investendo località, strade, ponti, abitazioni e altre infrastrutture.

Le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso. Le autorità nepalesi hanno mobilitato personale e mezzi, mentre resta difficile raggiungere alcune delle aree maggiormente danneggiate.

Centinaia di dispersi e numerosi cittadini stranieri

Il numero delle persone delle quali non si hanno notizie resta particolarmente elevato. Tra gli stranieri indicati come dispersi figurano 133 cittadini indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi, 19 malesi, sette ucraini, sei singaporiani e sei sudafricani.

Nell’elenco compaiono anche cinque cittadini giapponesi, cinque neozelandesi, quattro tedeschi, tre francesi, due irlandesi, due olandesi, due russi e due spagnoli. Risultano inoltre coinvolti cittadini provenienti da Bielorussia, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Portogallo e Filippine.

La presenza di numerosi stranieri è legata anche al pellegrinaggio verso il monte Kailash e il lago Mansarovar, due destinazioni considerate sacre da induisti, buddisti e giainisti nella regione tibetana. Molte delle persone presenti nella zona stavano completando proprio questo percorso quando l’emergenza ha investito il territorio.

Le dimensioni effettive del disastro restano ancora da definire, anche perché diverse aree risultano difficilmente accessibili e le squadre impegnate sul territorio devono operare in condizioni particolarmente complesse.

La piena travolge strade, ponti e abitazioni

Le conseguenze dell’alluvione sono state pesanti in diverse località del distretto di Rasuwa. Strade, ponti, abitazioni e infrastrutture sono stati raggiunti dalla piena, mentre immagini diffuse dalla polizia nepalese e successivamente circolate sui social mostrano grandi quantità di acqua e fango attraversare con violenza le valli montane.

Un portavoce della polizia ha spiegato che non è ancora possibile stabilire con precisione l’entità complessiva dei danni, sottolineando tuttavia le vaste proporzioni dell’alluvione e la possibilità che siano stati interessati numerosi insediamenti.

Le autorità hanno quindi rivolto un invito agli abitanti delle zone situate in prossimità del fiume affinché raggiungano luoghi sicuri. Parallelamente sono state mobilitate le risorse disponibili per ricercare i dispersi, soccorrere le persone rimaste isolate ed evacuare le aree considerate maggiormente a rischio.

L’emergenza interessa un territorio montano nel quale i danni alla viabilità rappresentano un ulteriore ostacolo alle operazioni. Diverse strade sono state chiuse e alcune zone risultano attualmente inaccessibili.

Il terremoto e la frana sul Bhote Koshie

Alla base della catena di eventi che ha portato all’alluvione ci sarebbe un terremoto che avrebbe provocato la frana e la conseguente ostruzione del fiume Bhote Koshie.

Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri nepalese durante una riunione alla Camera dei Rappresentanti a Kathmandu, il terremoto si è verificato alle 8.37 locali, le 3.52 in Italia. Dopo il sisma si sarebbe prodotta una grande frana che ha bloccato il corso del fiume, determinando apparentemente la successiva alluvione.

Nello stesso intervallo temporale, l’Istituto geologico degli Stati Uniti ha registrato un terremoto di magnitudo 4,4. L’epicentro è stato individuato a circa 77 chilometri a nord-ovest della città nepalese di Kodari, con una profondità stimata in 10 chilometri.

La sequenza ricostruita dalle autorità collega quindi il sisma allo smottamento e quest’ultimo all’ostruzione del corso d’acqua. La successiva piena avrebbe poi raggiunto con grande forza le località situate lungo la valle.

Farnesina al lavoro, circa 90 italiani nell’area

Dopo le prime notizie sul disastro, la Farnesina ha avviato verifiche sull’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. L’Unità di crisi sta operando in raccordo con il Consolato generale d’Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e l’Ambasciata d’Italia a Pechino.

L’obiettivo è assicurare assistenza, qualora necessaria, ai circa 90 italiani presenti nell’area interessata dall’emergenza.

Due cittadini italiani sono stati evacuati incolumi dal versante nepalese del Tibet. La notizia è stata appresa dall’AGI attraverso soccorritori italiani, a loro volta informati dai colleghi nepalesi. I due italiani si troverebbero insieme a un gruppo di escursionisti russi.

Per le situazioni di emergenza la Farnesina ha indicato i riferimenti dell’Unità di crisi, del Consolato generale d’Italia a Calcutta e, per il territorio cinese, dell’Ambasciata d’Italia a Pechino.

Le verifiche proseguono parallelamente alle operazioni condotte dalle autorità locali per individuare e raggiungere le persone ancora disperse.

International Rescue Team segue l’emergenza

Anche International Rescue Team, organizzazione composta da personale italiano e svizzero, sta seguendo gli sviluppi nel distretto di Rasuwa mantenendo i contatti con i partner nepalesi.

Secondo le informazioni raccolte sul territorio, le inondazioni hanno provocato danni rilevanti a villaggi, collegamenti stradali, ponti e infrastrutture considerate critiche. Diverse persone risultano ancora disperse e alcune delle zone investite dalla piena non sono al momento raggiungibili.

Le operazioni comprendono attività di ricerca, soccorso ed evacuazione e vedono impegnate le autorità del Nepal, le forze di sicurezza e gli operatori degli elicotteri.

International Rescue Team è recentemente diventata una ong presso Dubai Humanitarian ed è stata inserita in un sistema umanitario nel quale operano anche realtà internazionali come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Unicef, la Federazione Internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il Programma alimentare mondiale e Medici Senza Frontiere.

Rasuwa tra le zone maggiormente danneggiate

Tra le località che hanno riportato le conseguenze più pesanti figurano Rasuwagadhi-Timure, Syabrubesi, Rasuwa e la valle del Bhote Koshi. Syabrubesi risulta tra le aree fortemente raggiunte dalla piena.

L’attenzione resta alta anche più a valle. Nelle ore successive l’onda di piena è attesa nelle aree lungo il Trishuli, mentre Kathmandu non risulta interessata dall’emergenza.

L’esercito nepalese ha comunicato il dispiegamento di elicotteri e personale specializzato nella zona colpita. I mezzi aerei sono particolarmente importanti per raggiungere i punti nei quali i collegamenti terrestri sono stati interrotti oppure sono diventati impraticabili.

La situazione della rete stradale resta infatti difficile. Diverse arterie sono state chiuse, mentre le condizioni del territorio continuano a complicare gli spostamenti dei soccorritori e le evacuazioni.

Danni anche alla produzione e alla rete elettrica

L’impatto della frana e dell’alluvione non riguarda soltanto abitazioni e collegamenti. Secondo le informazioni delle autorità nepalesi sono stati danneggiati circa 430 megawatt di capacità produttiva, comprendendo impianti idroelettrici e solari.

Il disastro ha interessato infrastrutture utilizzate per la produzione, la trasmissione e la distribuzione dell’energia, determinando interruzioni nella fornitura di elettricità.

I danni alle infrastrutture energetiche si aggiungono a quelli registrati lungo le strade e sui ponti, contribuendo ad aumentare le difficoltà operative nelle aree già isolate o difficilmente raggiungibili.

La priorità rimane tuttavia la ricerca delle centinaia di persone delle quali non si hanno ancora notizie e l’assistenza alla popolazione che si trova nelle zone investite dall’alluvione.

Xi Jinping chiede soccorsi a tutto campo

L’emergenza riguarda anche il versante cinese del confine. Secondo quanto riportato dall’emittente statale CCTV, la frana ha provocato vittime e dispersi nell’area del posto doganale di Gyirong, in Tibet.

Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto la mobilitazione delle risorse per condurre operazioni di soccorso su vasta scala, indicando come prioritaria la ricerca delle persone disperse e l’assistenza ai feriti.

Le autorità tibetane hanno contemporaneamente segnalato il pericolo presente lungo la rete viaria della zona. Le strade vengono considerate esposte al rischio di ulteriori frane e, di conseguenza, non sicure per gli spostamenti.

Anche sul versante cinese, quindi, l’attività dei soccorritori deve confrontarsi con le condizioni del terreno e con la possibilità di nuovi movimenti franosi.

Copernicus attivato per mappare le aree colpite

Sull’emergenza è intervenuta anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha espresso vicinanza alle comunità colpite in Nepal e Cina, alle famiglie delle vittime e a quelle ancora in attesa di informazioni sulle persone disperse.

Von der Leyen ha rivolto inoltre un pensiero ai soccorritori impegnati nelle operazioni e ha annunciato l’attivazione di Copernicus, il programma dell’Unione europea per l’osservazione della Terra.

Il sistema viene utilizzato per contribuire alla mappatura delle aree investite dall’emergenza in Nepal e sostenere le attività di risposta sul terreno. La presidente della Commissione europea ha inoltre indicato la disponibilità a mobilitare ulteriore assistenza europea.

Nel frattempo, tra Nepal e Cina, le ricerche proseguono con centinaia di persone ancora disperse. Le autorità e le squadre di soccorso stanno concentrando gli interventi nelle località più duramente investite dalla piena, mentre resta alta l’attenzione sulle zone a valle e sulle aree nelle quali il rischio di nuove frane rende ancora più difficili le operazioni.

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