Fine pena nel 2028: ora sconterà il residuo a Milano
Alberto Stasi lascia definitivamente il carcere di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto l’istanza presentata dai suoi legali e ha disposto la concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali. La notizia, anticipata nella serata del 12 giugno 2026 dal Tg La7, è stata successivamente confermata all’agenzia ANSA da fonti qualificate vicine al procedimento. Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi — uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 — si trovava già da mesi in regime di semilibertà.
Il percorso penitenziario: dai lavori esterni alla libertà vigilata
Dal 2015 Stasi è detenuto nel carcere milanese di Bollate. Dal 2023 ha cominciato a svolgere attività lavorativa al di fuori dell’istituto, con mansioni di natura amministrativa e contabile, rientrando nella struttura la sera. Quella del lavoro esterno ha rappresentato la prima tappa di un percorso graduale di reinserimento, seguito nell’aprile del 2025 dalla semilibertà vera e propria.
Una tappa fondamentale è arrivata nell’aprile del 2025, quando il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di semilibertà avanzata dai suoi legali, consentendogli di trascorrere parte della giornata fuori dall’istituto. Quell’ordinanza era stata però impugnata dalla Procura generale milanese a causa di un’intervista televisiva rilasciata da Stasi. La Prima sezione penale della Corte di Cassazione aveva in seguito rigettato il ricorso della Procura generale di Milano contro quell’ordinanza del 9 aprile 2025, confermando così la legittimità della misura già ottenuta.
L’udienza del 12 giugno e il parere favorevole della Procura
L’udienza decisiva si è svolta nel pomeriggio del 12 giugno 2026 presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano, in forma riservata. Alberto Stasi era presente in aula e ha risposto alle domande dei magistrati, che di consueto vertono sulla vita in carcere, sul lavoro e sui comportamenti tenuti durante la detenzione. Le domande rivoltegli sono state in numero ridotto e l’udienza si è conclusa nel giro di circa mezz’ora.
La sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha espresso parere favorevole alla concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali, sottolineando la buona condotta tenuta dal condannato, le valutazioni positive provenienti dall’area educativa del carcere e il comportamento mantenuto dopo quella controversa intervista televisiva. La Procura generale, diretta da Francesca Nanni, ha messo in risalto anche la disponibilità di Stasi al confronto con i magistrati e il suo atteggiamento collaborativo in aula.
Secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, la Procura ha sottolineato che Stasi non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni pubbliche dopo quell’ultima intervista e che ha avviato il risarcimento nei confronti dei familiari di Chiara Poggi. Elementi, questi, considerati rilevanti nella valutazione complessiva del percorso rieducativo.
Le prescrizioni e le condizioni della misura alternativa
Con l’affidamento in prova, Stasi potrà scontare la pena fuori dall’istituto penitenziario, seguendo un percorso supervisionato dai servizi sociali. Si tratta di una misura che comporta obblighi e controlli specifici, finalizzati al reinserimento progressivo nella vita sociale.
Il provvedimento formale sarà depositato entro cinque giorni dall’udienza. Al suo interno il collegio indicherà le prescrizioni operative: tra queste, l’obbligo di rispettare gli orari stabiliti, il divieto di espatrio e la possibilità che venga inserito un vincolo relativo al rilascio di interviste pubbliche. Tecnicamente Stasi non sarà libero: la misura è revocabile in caso di inosservanza delle indicazioni imposte dal tribunale. Non dovrà tuttavia rientrare in carcere la sera, come invece avveniva durante la semilibertà.
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha disposto la scarcerazione e l’affidamento ai servizi sociali presso la società in cui Stasi lavora da alcuni anni come responsabile dell’amministrazione. Alle attività lavorative, secondo la prassi consolidata in questi casi, potrebbe affiancarsi un percorso di volontariato, da definire nell’ambito del programma di trattamento concordato con i servizi competenti.
Nessun collegamento con la revisione del processo
La decisione del Tribunale di Sorveglianza va tenuta distinta da ogni eventuale sviluppo sul piano del merito processuale. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata all’eventuale procedimento di revisione del processo, per il quale la difesa intende presentare istanza.
Si tratta, dunque, di due binari paralleli e del tutto indipendenti: uno relativo all’esecuzione della pena già irrogata in via definitiva, l’altro riguardante la possibile riapertura del giudizio di merito. La condanna a sedici anni è diventata definitiva nel 2015. Con la fine pena prevista per il 2028 e circa due anni ancora da scontare, l’affidamento in prova rappresenta l’ultimo step naturale del percorso esecutivo, coerente con i benefici progressivamente accordati negli anni precedenti.
Il caso di Garlasco, nel frattempo, continua a tenere banco anche su un diverso fronte giudiziario: la Procura di Pavia sta conducendo indagini distinte, con un altro soggetto al centro dell’attenzione investigativa, senza che ciò incida sulla posizione esecutiva di Stasi.

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