Tribunale respinge appello per la giovane madre di Sanremo
La giustizia egiziana ha confermato ufficialmente il verdetto di colpevolezza per Nessy Guerra, la cittadina italiana originaria di Sanremo coinvolta in una complessa vicenda legale nel Paese nordafricano. La corte d’appello ha ribadito la validità della condanna per adulterio, un reato che nell’ordinamento locale comporta sanzioni detentive severe.
La decisione della corte d’appello
La notizia è stata ratificata dal legale italiano della donna, l’avvocata Agata Armanetti, la quale sta seguendo con estrema apprensione l’evolversi dei fatti per garantire la tutela della propria assistita e della figlia di appena tre anni. In primo grado, la pena inflitta era stata di sei mesi di reclusione, ma resta ancora da chiarire l’entità esatta della nuova sentenza emessa dal secondo grado di giudizio.
Il rischio concreto della detenzione #minacce
Il timore principale riguarda l’immediata esecuzione della pena. La difesa sta valutando ogni strumento giuridico disponibile per ottenere la sospensione della condanna, una procedura che ricalca i modelli europei ma che in territorio egiziano presenta incognite significative. Il pericolo che la donna venga condotta in una struttura carceraria è concreto e imminente. Secondo la legale Armanetti, l’unica via giudiziaria rimasta è il ricorso alla Corte di Cassazione locale. Tuttavia, viene sottolineato con forza come l’unica soluzione realmente efficace possa giungere attraverso un intervento diplomatico diretto del governo italiano. L’obiettivo è riportare in Italia sia la madre che la bambina, evitando che la piccola subisca il trauma della separazione forzata.
Una storia di violenze e denunce
La vicenda affonda le radici in un rapporto turbolento con l’ex compagno, un cittadino italiano di origini egiziane già condannato in Italia per reati di stalking e maltrattamenti. La coppia, dopo aver vissuto tra Sanremo e Genova, si era trasferita in Egitto prima della rottura definitiva. È stato l’uomo a sporgere denuncia per adulterio, innescando il procedimento che oggi vede la giovane italiana in una posizione di estrema vulnerabilità. Oltre alla condanna penale, pesa sulla donna un provvedimento di blocco dell’espatrio per la figlia, ottenuto dal padre presso il tribunale civile. Questo vincolo impedisce alla minore di lasciare il Paese fino al compimento dei ventuno anni, costringendo di fatto l’intero nucleo familiare in uno stato di prigionia burocratica.
La latitanza e il timore per la minore
Attualmente Nessy Guerra si trova in una località riservata, vivendo in una condizione di semiclandestinità insieme ai propri genitori. La donna ha riferito di aver ricevuto ripetute minacce e di temere non solo per la propria incolumità, ma anche per il futuro della figlia. Se la madre dovesse finire in cella, la bambina potrebbe essere affidata proprio a quel padre già segnalato per condotte violente in Italia. La tensione psicologica è altissima e il grido d’aiuto lanciato dalla famiglia si rivolge ora esclusivamente alla diplomazia internazionale. Le istituzioni italiane sono chiamate a una mediazione urgente per risolvere un caso dove i diritti umani fondamentali e la protezione dell’infanzia appaiono messi in discussione da normative locali anacronistiche rispetto agli standard internazionali.

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